Fra credo ed etica il ruolo dei Gesuiti a Reggio Emilia
Domani il convegno dell’istituto Toniolo ripercorre un’esperienza civile e culturale troppo presto dimenticata
Una realtà dimenticata o, comunque, poco conosciuta quella della presenza a Reggio Emilia della Compagnia di Gesù, i cui membri (padri-secerdoti e fratelli-collaboratori) provenivano dal Centro San Fedele di Milano, noti come editori della rivista “Aggiornamenti Sociali”. I Padri Gesuiti furono accolti provvisoriamente nei locali dell’ex-Seminario Urbano di Albinea, dal 1954 al 1958, per volontà del vescovo Beniamino Socche. Lo stabile era stato lasciato libero dalla Curia locale perché trasferirono sacerdoti, docenti e seminaristi nel nuovo seminario in circonvallazione alle porte della città. Il primo nucleo dei gesuiti si trasferì poi nella nuova “Casa” denominata Centro del Sacro Cuore in località Baragalla. Una moderna costruzione edificata sui terreni del beneficio parrocchiale di Rivalta, su progetto dell’architetto Pierluigi Giordani, ad opera dell’impresa reggiana Pierino Benassi. La missione affidata ai Gesuiti venuti a Reggio, per volontà dello stesso papa Pacelli ma con felici intuizioni di grandi personalità religiose e laiche del tempo ( Mons. Montini, Mons. Pignedoli, Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati) consisteva in un ampio spettro di azioni e di iniziative su tutto il territorio emiliano (ritiri ed esercizi spirituali, scuola di formazione sociale per giovani laici e preti, conferenze ed incontri di associazioni cattoliche, gruppi di preghiera e di apostolato fin nelle più lontane parrocchie di montagna). Erano proprio quei territori che vedevano una massiccia presenza del potere comunista e una insidiosa azione formativa e culturale anti-religiosa che ammaliava la masse popolari, a partire dai risultati elettorali fino a dominare ogni angolo della vita sociale.
Ne viene fatta una analisi approfondita in un ampio contributo storico inserito nella tradizionale Strenna degli Artigianelli 2016, del reggiano Luigi Bottazzi, una prima ricerca in assoluto sul tema pubblicata a livello nazionale. Essa riporta un’ampia bibliografia e riferimenti documentali non reperibili negli archivi locali.
In grande sintesi si può tratteggiare così la presenza del Gesuiti nella realtà locale reggiana, tenendo presente che avevano lasciato la città nel lontano 1859, a seguito della Unità d’ Italia e delle prime leggi di confisca dei beni ecclesiastici.
Il 10 maggio 1956 a Baragalla posa della prima pietra da parte di Mons. Beniamino Socche, vescovo di Reggio Emilia, dell’erigenda Casa del Sacro Cuore, a cui diede un forte impulso il primo superiore Padre Vito Maria Lorenzi s.j. (1914–2004). Il 28 ottobre 1956 con una suggestiva cerimonia nella piazza del Duomo a Reggio, papa Pio XII da Roma accende via radio la lampada multicolore posta davanti alla statua del Sacro Cuore di Gesù (opera della scultrice Carmela Adani ) poi innalzata su apposito traliccio, come simbolo di amore nella fede verso le genti emiliane “abbacinate” dal verbo materialista e comunista. L’inaugurazione ufficiale del Centro si svolge il 25 aprile 1958, con un intenso discorso del Card. Giacomo Lercaro di Bologna durante la Messa concelebrata dai vescovi della regione, con la consacrazione dell’Emilia al Sacro Cuore di Gesù. La Scuola Superiore di Scienze Sociali fu uno dei progetti formativi di eccellenza per qualità di docenti e per le modalità didattiche, impostata e diretta dal prof. Padre Luigi Rosa s.j. (1920-1980). La prima del genere sorta nell’ambito della Chiesa italiana, rivolta alla formazione dei laici cristiani. Essa nasce in quel contesto per volontà ed il sostegno dei vescovi dell’allora Regione Ecclesiastica Emiliana (Piacenza, Fidenza, Parma, Reggio Emilia, Guastalla, Carpi, Modena) e con il plauso di personalità quali il Card. Montini, Mons. Pignedoli, l’on. Fanfani e il prof. Lazzati, affidandone la direzione ai Padri Gesuiti, attraverso la loro lungimirante e tenace azione.
Secondo lo statuto la Scuola “concorre a preparare i giovani cattolici alla migliore assunzione delle responsabilità alle quali sono chiamati come cittadini dello Stato democratico”. Ma fu anche una novità nel campo degli studi sociali in senso più ampio, diremmo laico. Il modello formativo dei gesuiti del 1959, ideato principalmente da Padre Luigi Rosa (teologo morale e giurista) e dal sociologo Giorgio Braga, venne in parte sviluppato, per quanto riguarda le materie accademiche classiche (diritto, economia, sociologia, storia, antropologia culturale) nei primordi della nascente facoltà di sociologia a Trento, dove Giorgio Braga assunse nel 1962 l’incarico di vice-direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Sociali a Trento.
Il Centro dei Gesuiti fu dunque nell’insieme una vera novità, un realtà viva, dinamica, aperta al vento dello spirito conciliare “giovanneo” e ai mutamenti della società italiana, una fucina di nuove iniziative parrocchiali e locali nel campo della catechesi, della pastorale e delle cultura non solo sociale, promuovendo ed ospitando ad esempio un Istituto di pastorale e di scienze sociali per il Clero “Giovanni XXIII”, e un servizio di predicazione, un calendario di esercizi spirituali, una serie di incontri specializzati e convegni di associazioni di ispirazione cristiana (Giac, Acli, Laureati di Ac, Fuci) e della Dc locale e regionale. I tempi però cambiarono, forse in modo più veloce del previsto, mutò il contesto ecclesiale, l’associazionismo cattolico entrò in crisi, subentrarono altre agenzie formative anche in ambito socio-politico, il “servizio” religioso e spirituale che i Gesuiti avevano portato con competenza e generosità in terra emiliana venne gradualmente disatteso, incontrando se non ostacoli certo molte disattenzioni da parte anche del clero locale. La Scuola, dopo sette anni accademici chiuse i battenti nel giugno 1966. I Gesuiti lasciarono ufficialmente e in punta di piedi Reggio il 12 ottobre 1975; una Messa di saluto si tenne solo a Rivalta per esprimere la gratitudine di tutta la comunità ai Gesuiti. Il vescovo Mons. Gilberto Baroni eresse con proprio decreto il 17 maggio 1978 la parrocchia di Baragalla dedicandola al “ S. Cuore di Gesù”.
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