L'operaio diventa imprenditore: «Ho rinunciato alla pensione, non mi pento»
Incerti, 59 anni, ex dipendente della Methis partecipa al salvataggio dell'aziende di Coopsette: «Potevo usare lo scivolo ma disperdere la storia di questa azienda era ingiusto»
REGGIO EMILIA «Perdere una realtà come questa non era giusto. Quindi ho deciso di lanciarmi in questa avventura nonostante fossi alla fine della mia carriera». Per Gianni Incerti la strada verso la pensione era facile da imboccare tramite uno scivolo dell’Inps che gli avrebbe alleviato i patimenti seguiti alla crisi di Coopsette. Due anni a casa subito grazie agli ammortizzatori sociali, per prendere poi l’assegno da pensionato senza muovere più un dito in azienda.
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Lui, però, è ancora lì che taglia profili nella grande pancia industriale della Methis, azienda divisa in due compartimenti: gli uffici allestiti con i prodotti di punta dell’azienda da un lato, e la fabbrica che confeziona quelle pareti d’arredo dall’altro.
«Con l’aiuto del movimento cooperativo abbiamo avuto la possibilità di scommettere su noi stessi – racconta Incerti, 59 anni, mentre lavora nella fabbrica di Campegine – E abbiamo scommesso mettendoci la nostra Naspi. Io spero e credo che sia una scommessa vincente. Ho deciso di restare qui e lavorare perché volevo aiutare i colleghi a salvare questa azienda. Alla fine abbiamo creato una realtà nuova dalle ceneri perché di quello parliamo: di cenere. Abbiamo vissuto anni pesanti dal punto di vista personale».
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Il lavoro ora c’è ma il problema era ricucire il filo della fiducia con la cooperazione, che tra i crac di Unieco, Coopsette, Cmr, Cormo e Orion ha visto sparire migliaia di posti di lavoro e milioni di prestito sociale, affidato alle casse delle aziende rimaste praticamente vuote. «Veniamo da un’esperienza che ci aveva fatto perdere fiducia nel sistema cooperativo. In realtà, poi, a noi ha dato una mano per creare questa realtà» assicura ora Incerti.
«Per me tornare a lavorare in fabbrica non è diverso da prima. Lo è lo spirito, l’apprioccio che abbiamo. Questa cooperativa è ormai la nostra seconda famiglia. Certo ora ognuno di noi ha svariati compiti nell’organizzazione e bisogna tornare a imparare. Io ad esempio ero responsabile del legno. Ora, lo vede, mi sono messo a lavorare sulle macchine. Vogliamo fare tutti un ottimo prodotto e non ci sono più le differenze nei ruoli come una volta».
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