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«La mia famiglia lavora qui da tre generazioni: impossibile lasciare»

«La mia famiglia lavora qui da tre generazioni: impossibile lasciare»

«La Fornace è nata ben prima ma nel 1945, quando è stata rifondata, c’era mio zio. Poi poco dopo ha iniziato mio padre, per 18 anni c’è stato mio fratello e poi per 37 anni io». Paolo Veroni è un...

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«La Fornace è nata ben prima ma nel 1945, quando è stata rifondata, c’era mio zio. Poi poco dopo ha iniziato mio padre, per 18 anni c’è stato mio fratello e poi per 37 anni io». Paolo Veroni è un “operaio generazionale”: della Fornace sa tutto perché è l’anello di congiunzione che tiene insieme gli uomini della sua famiglia. Conosce punti di forza e crisi, dal dopoguerra in poi. «A me questo lavoro piace. Mio padre ci raccontava le vicissitudini che avevano affrontato e anche in passato hanno fatto tantissimi sacrifici. Mi dispiaceva quindi vedere questa azienda andare allo sfacelo e chiudere. Per quello abbiamo accettato di provare questa nuova avventura».

Il grande forno è spento nella fabbrica di Fosdondo ma gli operai sono al lavoro per la manutenzione dei grandi macchinari. Ogni mattina varcano la soglia dello stabilimento guardando avanti ma non senza qualche rammarico. «Fa effetto tutte le mattine arrivare e non vedere più la scritta Unieco – dice – Non dico che siamo dovuti ripartire da zero ma è stato difficile ripartire perché quello che era successo qui ci aveva demoralizzato. In più ripartire in questa azienda, che è di produzione, con meno personale e più difficoltà, posso assicurare che non è stato semplice». (e.l.t.)

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