Gazzetta di Reggio

Reggio

LA LETTERA

di NICOLA TRIA

Il presidente della Camera Penale di Reggio Emilia ci ha scritto questa lettera. Fa riferimento al documento della stessa Camera Penale che la Gazzetta ha pubblicato ieri insieme alla risposta del...

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Il presidente della Camera Penale di Reggio Emilia ci ha scritto questa lettera. Fa riferimento al documento della stessa Camera Penale che la Gazzetta ha pubblicato ieri insieme alla risposta del nostro direttore. Il documento annuncia l’istituzione anche a Reggio (dopo Modena) di un Osservatorio Locale sull’Informazione Giudiziaria e invita la Gazzetta a partecipare a un confronto sullo stesso tema, in marzo, nell’aula dove si svolge il processo Aemilia.



Caro Direttore, leggo il suo commento e, d’impulso, le scrivo. Sono sinceramente amareggiato. Stavo da tempo coltivando il desiderio di conoscerla, nonostante la sua penna acuminata non ci avesse in passato risparmiato fendenti (con un sarcasmo che invece spesso poteva risparmiarsi). Lo coltivavo perché i suoi cronisti, per i quali nutro grande stima, mi hanno sempre parlato bene di lei, dipingendola come un uomo dai pensieri “alti” e liberi da basse contingenze (quotidiane ed “editoriali”). E dei rari uomini così fatti io ho un’ammirazione incondizionata.

Oggi purtroppo devo abbandonare l’idea che ci possa essere un qualche confronto. Non tanto perché lei ha manifestato – mi lasci dire: altezzosamente - di non sapere cosa farsene di un confronto con noi. E nemmeno perché le nostre idee siano così distanti dalle sue sui temi che a noi stanno cari (giacché il confronto stesso presuppone diversità e, talora, anche distanza).

Abbandono oggi questa idea perché trovo avvilente, glielo dico di getto e con tutta la franchezza che ho (e che spero apprezzi), vedere che lei scrive manipolando il nostro pensiero, le cose in cui profondamente crediamo e la nostra stessa identità.

È avvilente il fatto che, anziché elevarsi da una contesa sterile, si rigetti nel cuore della polemica, strumentalmente alimentando - anzi esasperando - l’equivoco da cui questa bagarre è nata: che l’osservatorio di Modena e quello di Reggio siano correlati al processo Aemilia. Abbandono l’idea perché credo lei non abbia avuto la voglia, né si sia dato il tempo, di capire di cosa stesse scrivendo. E non c’è alcun dialogo possibile – ahimè - con chi voglia fingersi sordo. Io, caro Direttore, si informi, non sono al soldo di nessuno, malgrado le insinuazioni delle quali, sin dal titolo del suo commento, lei si fa portatore. Le camere penali – che evidentemente lei non sa bene cosa siano (e nemmeno mostra di volerlo sapere) - non hanno padroni. Non hanno lettori né editori. Le camere penali hanno a cuore le libertà (anche la sua), i diritti dei cittadini coinvolti nei procedimenti penali, quelli dei detenuti. Il convegno – sappia - lo organizzeremo. Il presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti, cui lei mostra doverosa devozione, si è mostrato ben più dialogante di lei, accettando il nostro invito. E speriamo sia un momento di vero incontro. A dispetto del suo rifiuto che comunque - vede come sono fatto? - continua a dispiacermi.

Di questa mia lettera si senta libero di fare l’uso che crede: la cestini, la conservi in un cassetto o la pubblichi, canzonandola con la causticità di cui è capace. È lei che decide.



Risponde il direttore.

Avvocato Tria, decido di saltare oltre le reazioni emotive e la sua sorpresa per la mia maniera di scrivere. Dirigo la Gazzetta dall’aprile di due anni fa. Amo incontrare le persone perché sono agenti dei fatti che raccontiamo. Lei – con estrema cortesia – evoca un incontro che non può più avvenire, superato dalla mia critica all’Osservatorio e del “no” della Gazzetta alla partecipazione a un confronto pubblico, ospitato in un’aula di giustizia. Bene. Intanto va ben detto che il documento della Camera Penale di Reggio, che fa catena con quello di Modena, ci ha raggiunto con formalità, severità e solennità. Solitamente gli incontri-confronti avvengono prima della diffusione delle “determinazioni”. Che, ripeto, teniamo alla larga. I nostri osservatori sono i lettori. Riteniamo inopportuno un confronto con i penalisti nell’aula dove si svolge il processo Aemilia. Inopportuno anche in altra sede, perché il processo Aemilia sta virando verso i verdetti. Una verifica sulla qualità dell’informazione giudiziaria non si fa in questi tempi. Lei afferma che non c’è correlazione tra le vostre iniziative e il dibattimento. Ma proprio il comunicato dei vostri colleghi modenesi (a cui fate riferimento ed esprimete solidarietà) cita un unico caso esemplare: le vicende giornalistiche attinenti al processo Aemilia. st.sc.



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