«Negheremo ogni spazio ai neofascisti»
Il sindaco Vecchi: «Certe idee restino fuori dalla città». Durchfeld di Istoreco: «Il fascismo non è un’opinione, è un crimine»
REGGIO EMILIA. Era il 27 gennaio del 1945, era il giorno dell’apertura dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, la fine dell’inferno per migliaia di persone.
Via dell’Aquila. Davanti alla sinagoga di Reggio Emilia, i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni, membri della comunità ebraica e cittadini reggiani avvolti dalle parole del rabbino Beniamino Goldstein per ricordare la follia fascista e nazista e le vittime della Shoah. «La Memoria non è un semplice ricordo, perché il ricordo si esaurisce nella mente di una persona – afferma il sindaco Luca Vecchi, citando le parole del discorso tenuto dal sopravvissuto al campo di sterminio Piero Terracina – è un momento pedagogico e di riflessione politica, ideologica e morale. Bisogna dare un senso ai ragazzi e alla comunità, non solo retorico, di quello che è accaduto».
Proprio per queste ragioni il sindaco ha annunciato che verranno distribuite nelle scuole, agli alunni maggiorenni, sia copie della costituzione sia copie delle leggi razziali del 1938, per far leva sulla profonda diversità dei valori che oggi fanno parte della società. «La nostra aspirazione non è solo quella di mandare a un certo numero di studenti due libricini – aggiunge Vecchi – vogliamo chiederci se e in che misura nell’attualità la diversità ha generato e genera paura che spesso sfocia in scontro. Un’occasione concreta è quella di andare a visitare il campo di Auschwitz, come faranno tanti ragazzi reggiani. Anche io quest’anno ci andrò».
«Quei valori e quei principi di stampo fascista e nazista che pensavamo essere in un qualche modo superati definitivamente dal codice della convivenza umana stanno invece tornando prepotentemente alla ribalta – conclude il sindaco – e noi non possiamo fare finta di nulla. Prenderemo decisioni coerenti soprattutto negando spazi pubblici a iniziative filofasciste, naziste e razziste, chiuderemo le porte a certe convinzioni con fermezza e senza esitazioni, perché questa è la città del Tricolore e delle Medaglie d’oro alla Resistenza».
Incisivo è stato anche l’intervento di Giammaria Manghi, presidente della Provincia: «A partire dal 1938 i manifesti hanno sempre tentato di convincere il popolo a fare distinzioni, distruggendo il principio di eguaglianza, difeso dall’articolo 3 della nostra Costituzione. Purtroppo oggi vi sono segni ed elementi che inducono a reintrodurre questo tema, soprattutto sui social media, influenzando i giovani. Reprimeremo questi sentimenti in modo severo». Il presidente della Provincia ricorda anche come si debba portare avanti il progetto del “Viaggio della Memoria” e come sia un’ottima cosa tornare indietro e riscoprire la storia prima che si riproponga senza saperla affrontare prontamente.
«La mia libertà ha il limite della libertà degli altri – afferma deciso Mattias Durchfeld, vicepresidente di Istoreco –. Gli studi fatti finora non bastano, dobbiamo scavare più a fondo. Il fascismo non è un’opinione, ma un crimine. Tante famiglie reggiane hanno difeso e salvato vite, sono i cosiddetti giusti fra le nazioni». E proprio questo concetto viene ripreso da Alessandra Fontansi di Istoreco durante la presentazione della mostra “Besa - Un codice d’onore”: «Le fotografie ritraggono quelle persone albanesi di religione musulmana che hanno deciso di salvare gli ebrei. È sempre possibile scegliere, come dice un passo del Talmud “chi salva una vita salva un mondo intero” e così deve continuare ad essere anche nel nostro piccolo». Significative le parole di Alberta Sacerdoti, rappresentate della comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, che perse gli affetti durante l’Olocausto: «Sei milioni di ebrei sono tanti. Dobbiamo ricordare nei nostri cuori quello che è stato e augurarci che non accada più».
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