Superpoteri, celebranti e influencer
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sugli annunci e gli inviti ai giornalisti della Camera Penale di Reggio Emilia
REGGIO EMILIA. “La società ha interesse a vedere rispettati i canoni di un processo equo che, per essere tale, non può celebrarsi sui media e non può essere influenzato dagli stessi”. Cioè noi giornalisti, secondo la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, siamo i celebranti dei processi mediatici, e gli influencer (il termine va di moda) dei processi veri.
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Significa che per la rappresentanza degli avvocati penalisti noi avremmo i superpoteri.
Superpoteri di condizionare la pubblica opinione e, alla fine, di orientare le sentenze nelle aule di giustizia. È un atto di stima straordinaria per la magistratura.
Ecco “magistratura” è un termine che mai e poi mai compare nella selva di comunicazioni diramate il 17 gennaio dalla Camera Penale di Modena e, a ruota, il 24 gennaio (San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti) dalla Camera Penale di Reggio Emilia. La prima come la seconda hanno annunciato l’istituzione di un Osservatorio sull’Informazione Giudiziaria “per monitorare i meccanismi della comunicazione anche su base locale e per misurarli alla luce dei principi costituzionali”.
La Camera Penale reggiana ha annunciato un’iniziativa ulteriore: organizzerà un confronto avvocati-giornalisti sul tema, nell’aula dove si svolge il processo Aemilia che, si sa, marcia verso i verdetti. Per l’Osservatorio facciano quel che vogliono. E al confronto di marzo la Gazzetta non ci sarà.
Ho avuto modo di spiegare i molti perché: noi non abbiamo assistiti; i nostri riferimenti di confronto corrispondono a leggi, norme, organi professionali e sindacali specifici; infine è inopportuno immaginare di utilizzare ambientalmente, simbolicamente e cronologicamente l’aula del processo Aemilia.
Ambientalmente, perché è un’aula di giustizia e là si fanno i processi. Simbolicamente, perché è il luogo dal quale la città e il territorio attendono sortisca una svolta, liberatoria, conclusiva. Cronologicamente, perché in quel posto si misurano accuse e difese, e presto verranno emesse le sentenze del processo Aemilia. Non è un auditorium.
E c’è dell’altro, che sfugge. Perché un Osservatorio e un confronto qui a Reggio, ora? Che cosa produce questa tempistica? Sia chiaro che il mio, quello del giornale che dirigo, non è un fuoco corporativo, o una custodia della categoria dei giornalisti.
Al contrario è il freddo che ogni volta sperimentiamo nella frequentazione di quell’aula (151 giorni in neanche due anni): diversi imputati avevano chiesto di celebrare il processo a porte chiuse, fuori i giornalisti, via gli studenti; qualcuno ha invocato la galera per i cronisti di giudiziaria; solo qualche giorno fa un pentito (parole di un pentito) è andato raccontando che nei primi anni Duemila nel Reggiano la ‘ndrangheta avrebbe avuto in mente di far fuori un assessore e un giornalista…
Credo che le campagne mediatiche che le Camere Penali dovrebbero tenere sotto osservazione sono in primis quelle che attraversano le aule di giustizia.
Certo, è vero, noi siamo responsabili dei processi mediatici. Della narrazione dei fenomeni. Se non ci fosse il nostro lavoro cronistico, quel processo e altri processi sarebbero corpi estranei, questioni invisibili, dall’avviamento delle inchieste alla pubblicazione delle motivazioni delle sentenze. Se non ci fosse stato anche il nostro lavoro la sirena d’allarme per l’insediamento mafioso non sarebbe stata stereofonica e i fari sul processo avrebbero avuto poca batteria.
So di avere tediato molti lettori, perché il “parlare di noi” sa di autorappresentazione. Ma dobbiamo fare i conti con le due porzioni del nostro nome latino e anglosassone: mass media. La gente e la comunicazione.
Può capitare – come in questo caso - che la seconda debba informare la prima di ciò che gli capita.
Come capita che i nostri influencer siano i lettori. Ecco perché mentre gli Osservatori sull’Informazione Giudiziaria potranno osservare e dedurre, noi continueremo a osservare e narrare.
s.scansani@gazzettadireggio.it
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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