«Cna, soggetto centrale del tessuto ecomomico»
Azio Sezzi, fresco di elezione a direttore generale, illustra i suoi obiettivi «Ora che i conti sono a posto, dobbiamo avere una maggiore rappresentanza»
REGGIO EMILIA. «Ascoltare disagi, bisogni e sogni dei nostri associati per trasformarli, attraverso un dialogo diretto e costante con le istituzioni, in progetti concreti. Da oggi sino al 2021 per la durata del mandato del presidente Giorgio Lugli». Chi parla è Azio Sezzi, neo direttore generale della Cna reggiana, da poche ore al posto di Fabio Bezzi passato a un incarico regionale.
La sua nomina è stata abbastanza “laboriosa” considerando che arriva dall’esterno dell’associazione. Il suo curriculum è però di tutto riguardo. È cresciuto (dopo la laurea in Filosofia e un periodo da ricercatore in ambito universitario e all’Istituto Banfi) nell’ Associazione delle piccole industrie (Api) dove è stato segretario provinciale e ha maturato notevole esperienza in campo economico locale. Da rammentare inoltre la direzione dell’azienda “Cavriago Servizi” dell’omonimo Comune, la consulenza in società pubbliche e private, senza dimenticare i libri che sta scrivendo. «Impegni – precisa subito – che rimetterò alle decisioni della presidenza perché immagino avrò poco tempo da dedicare alle mie passioni. La Cna reggiana rappresenta infatti ben 9.000 imprese di cui 7.000 artigiane, le restanti industriali e commerciali, ed impegna 400 persone»”.
Prendersi un compito simile quasi alle soglie dei 60 anni è una bella scommessa.
«Sì, ma anche un progetto esaltante. La Cna è un patrimonio della città. Negli ultimi due mandati i presidenti Dallari e Lugli hanno rimesso in equilibrio i conti. Ora dobbiamo aprire una nuova via: dare maggior rappresentanza a un soggetto centrale nelle relazioni socio economiche del territorio».
Una sfida che si prospetta in un quadro economico parzialmente definito.
«Infatti i segnali che arrivano sono contraddittori e variano da un settore all’altro, mutano in base alle dimensioni delle aziende, alla filiera in cui sono inserite, all’attività produttiva o commerciale».
Tante differenze fra la Cna (confederazione di artigiani) e l’Api (associazione piccole imprese)?
«Entrambi sono soggetti molto impegnativi: dipende da come vengono condotti»
Possono essere davvero d’aiuto gli studi universitari in filosofia che, curiosamente, caratterizzano anche la formazione di un “big” come Sergio Marchionne?
«Questa è la mia formazione e ne sono lieto perché alimenta il mio operare».
In questo nuovo ruolo, da dove pensa di cominciare?
«Dal dialogo con associati, collaboratori, con chiunque abbia idee utili per la nuova Cna».
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