Reggio Emilia, Luigi Di Maio promette «il ministero del cibo»
Il pentastellato, invitato dalla Coldiretti, asseconda le richieste dell’associazione. No al ripescaggio di Maria Mussini e Pierluigi Pizzarotti: «Perché dovrei?»
REGGIO EMILIA. «Le liste saranno presentate definitivamente lunedì, come prevede lo statuto del Movimento Cinque Stelle e non ci saranno paracadutati. Nelle nostre liste si candidano persone che risiedono nel collegio dove si presentano. Tra i candidati ci saranno tante sorprese, tante persone che vengono dal mondo dei professionisti, dell’università e della ricerca».
Il candidato premier dei “pentastellati” Luigi Di Maio, ieri a Cavriago per incontrare un centinaio di produttori agricoli della Food Valley emiliana all’azienda “Grana d’oro” di Matteo Catellani su invito della Coldiretti, ha sbarrato la porta a ogni polemica dicendo di «non temere i ricorsi degli esclusi dalle parlamentarie». E dopo aver garantito che «Beppe Grillo è il garante del Movimento e che ha ancora un ruolo fondamentale», ha aggiunto che «non può esserci il Movimento senza Beppe Grillo e faremo insieme la campagna elettorale».
Luigi di Maio ha chiuso anche la porta a ogni ipotesi di ripescare i fuoriusciti dal Movimento come la senatrice reggiana Maria Mussini e il sindaco di Parma Pierluigi Pizzarotti con un tranchant «perché dovrei?». L’incontro nell’azienda agricola di Cavriago che Di Maio ha definito «un luogo storico e suggestivo», è avvenuto al cospetto di un centinaio di produttori agricoli del territorio ed è nata su iniziativa della Coldiretti.
Il candidato premier pentastellato, (a fianco la parlamentare reggiana Maria Elena Spadoni che non ha preso la parola e ancora più defilati il consigliere regionale Gianluca Sassi e i consiglieri comunali Norberto Vaccari e Alessandra Guatteri), nel suo intervento ha toccato i temi nazionali e le proposte del Movimento, le richieste del mondo agricolo e temi locali come la diga di Vetto. Un intervento in cui ha accolto buona parte delle proposte targate Coldiretti, fino a dichiarare che nel suo governo, che sarà presentato prima delle elezioni, «ci sarà il Ministro del Cibo».
Cogliendo così la proposta dell’associazione agricola di accorpare in un unico ministero le competenze del ministero dell’Agricoltura e parte di quelle allo Sviluppo Economico. Una delle proposte elencate dai vertici della Coldiretti reggiana a partire dal direttore Assuero Zampini, «per una difesa della etichettatura dei prodotti agricoli, della tracciabilità delle materie prime utilizzate, di una semplificazione burocratica e una nuova legge sui reati e le truffe alimentari».
La sensazione è stata quella di un incontro in cui il candidato di turno ha lisciato il pelo alla platea. Lo stesso che probabilmente accadrà quando la Coldiretti incontrerà i candidati di altri partiti, come Graziano Delrio del Pd che ha già confermato la propria disponibilità, anche se manca ancora la data, e gli esponenti dei altri partiti. Di Maio ha più volte sottolineato l’importanza della difesa del “made in Italy” e della valorizzazione delle produzioni di eccellenza e delle tipicità.
Come le due aziende di Matteo Catellani e del fratello Luciano che riescono a esportare buona parte del Parmigiano Reggiano prodotto con il latte delle vacche rosse e che consentono ai produttori di ottenere un buon ritorno economico. «Anche se – hanno sottolineato i fratelli Catellani – il prodotto che noi vendiamo a 17 euro il chilo i consumatori lo devono pagare dai 35 ai 45 euro».
Una delle priorità, ha poi detto in conclusione del suo intervento Di Maio, «è schierare a Bruxelles funzionari in grado di difendere gli interessi italiani. Perché è lì che si scrivono le leggi. Lo stesso deve avvenire con una semplificazione burocratica, cancellare una serie di leggi che gravano sulle imprese, ridurre il costo del lavoro e creare di una Banca pubblica degli investimenti». Che, ha spiegato vedendo le facce perplesse dei produttori seduti tra le vacche rosse, «deve riportare le banche sul territorio e finanziare chi investe».
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