«Partito di Renzi, dubbi fondati»
L’amarezza di Gandolfi, escluso eccellente: «Candidature gestite malissimo »
REGGIO EMILIA. «Quando parliamo della gestione delle liste, al di là della questione personale che cercherò di capire, ho la sensazione che siano stati confermati i dubbi di chi sostiene che il Pd stia diventando il partito di Renzi. La gestione delle liste sta portando verso questo esito. Le critiche a Renzi durante la legislatura? Spero non abbiano influito. Se è così, vuol dire è stata fatta un’operazione di basso profilo». Non nasconde la sua amarezza Paolo Gandolfi, escluso eccellente dalle liste nonostante la mobilitazione in rete delle associazioni di ciclisti. Padre della legge sulla mobilità ciclabile, il nome del parlamentare reggiano non è stato ripescato nemmeno in extremis.
Gandolfi, e ora?
«Non ho avuto comunicazioni ufficiali di nessun tipo e da nessun livello del partito. Non so quali siano le motivazioni delle scelte fatte. Da un punto di vista politico, la vicenda delle liste è stata gestita piuttosto male. Qualche ripercussione ce l’avrà di certo».
I ciclisti d’Italia sono tutti con lei. Magra consolazione?
«Il fatto che l’hashtag #iostoconpaologandolfi sia stato il più twittato d’Italia mi ha dato grande soddisfazione. Da un punto di vista personale, non sono preoccupato. Ho cambiato vita tante volte. Ho tante cose da fare. E altre ne avrei fatte in Parlamento. Avrei voluto fare una nuova riforma del codice della strada, una nuova legge urbanistica, ferma al ’42, e volevo portare il tram a Reggio. Ma il percorso si è interrotto. Ora farò campagna elettorale per il Pd, compatibilmente con il mio umore».
Qualcuno vocifera che potrebbe fare il sindaco di Reggio. Lei che dice?
«Non diciamo cazzate».
Resta il fatto che il Pd ha fatto fuori dalle liste quasi tutta ReteDem...
«Non sono mai stato tra coloro che pensavano che il Pd fosse fantastico, altrimenti non sarei stato in minoranza. Continuo ad avere dubbi. Noi di ReteDem siamo sempre stati un gruppo poco presente nel dibattito politico, inteso come politicismo. Abbiamo fatto sempre prevalere le competenze. Io seguivo la mobilità sostenibile, Sergio Lo Giudice aveva un ruolo centrale sui diritti civili ed è stato protagonista al pari della Cirinnà, Davide Mattiello, di Torino, era il più competente nella lotta alle mafie. Nei suoi confronti si sono espressi don Ciotti e Caselli. Non ho parole se penso che non saranno in Parlamento». (e.spa.)
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