Gazzetta di Reggio

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Pd, è ancora bufera I reggiani salgono a 5

di Evaristo Sparvieri
Pd, è ancora bufera I reggiani salgono a 5

Renzi rivede le liste e inserisce Licia Ferrari, ma in posizione ineleggibile  Andrea Rossi lascia il posto a un modenese: se la giocherà terzo nel listino 

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REGGIO EMILIA. Entra Licia Ferrari, assessore a Sant’Ilario, in quarta posizione. E Andrea Rossi, sottosegretario alla presidenza della Regione e responsabile organizzativo nazionale Pd, viene spostato dal collegio uninominale modenese del Senato al terzo posto nel listino del plurinominale numero 2 della Camera, quello Ferrara-Modena, dietro il capolista Piero Fassino e la sottosegretaria piacentina alla Presidenza del Consiglio, Paola De Micheli.

Il Pd rimescola le carte in extremis. E al termine della seconda notte dei coltelli consecutiva, riscrive le liste di candidati in vista del voto del 4 marzo. Salgono da quattro a 5 i reggiani in lista ma rischiano di calare (tre soli i blindati) le quotazioni di quanti entreranno in Parlamento. Una roulette innescata dal gran rifiuto di Gianni Cuperlo di correre a Sassuolo, proseguita sull’onda delle proteste modenesi per l’arrivo sotto la Ghirlandina di flotte di paracadutati e con le polemiche romane per l’esclusione in prima battuta del ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, poi rientrato in corsa proprio al posto di Cuperlo.

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Nodi che il segretario Pd, Matteo Renzi, ha provato a sciogliere intorno alle 20 di sabato, quando nel pieno della bufera ha convocato una conferenza stampa nella sede del Nazareno, annunciando la presentazione delle liste alle 21 della sera stessa, sul sito del Pd nazionale: un’attesa vana fino all’una di notte, quando su internet finalmente sono apparse liste rivedute e corrette. Ma non al punto tale da placare i nervi tesi delle minoranze, restituendo così l’immagine di un partito ai ferri cortissimi. Una corsa contro il tempo durante la quale Renzi avrebbe sondato il terreno anche per una candidatura di Ottavia Soncini, vicepresidente dell’Assemblea Legislativa, volto noto della Leopolda e neomamma, che ha declinato l’offerta per motivi personali e politici. Fra i primi, proprio la recente maternità. Fra i secondi, l’intenzione di continuare la sua esperienza in Regione e la volontà di non interferire sulla rosa di dieci nomi presentata dalla federazione reggiana dopo le consultazioni dei circoli, uscita comunque smembrata dalla direzione nazionale.

E così, dopo ore di attesa, al suo posto è entrata la renziana Licia Ferrari, ripescata per colmare uno dei buchi rimasti scoperti nelle liste emerse nella direzione nazionale Pd di venerdì notte. Ferrari è entrata quindi in quarta posizione nel listino del proporzionale Emilia-Romagna 4, che va da Piacenza a Reggio passando per Parma. È il listino nel quale è stato paracadutato a sua insaputa il guardasigilli, Andrea Orlando, e nel quale è schierata nuovamente anche la Paola De Micheli, insieme al consigliere economico di Renzi, Luigi Marattin, ex assessore a Ferrara. Per la candidata reggiana, l’elezione diventa quindi una missione quasi impossibile. Quanto a Orlando, la sua discesa su Reggio e dintorni rappresenta una sorta di blindatura, pur nelle acque agitate che stanno minando la stabilità del partito sin dalle fondamenta.

Proprio a Reggio, infatti, il guardasigilli ha ottenuto il 40% delle preferenze all’ultimo congresso, una delle percentuali più alte d’Italia. A coordinare la mozione in Emilia-Romagna era stata la consigliera regionale reggiana, Roberta Mori, esclusa eccellente dalle liste a vantaggio della parlamentare uscente, Antonella Incerti, vicina a Cesare Damiano, leader della corrente Sinistra è cambiamento, ex ministro del Lavoro e ora presidente della commissione Lavoro alla Camera, uno dei pochi orlandiani riusciti a rientrare in corsa. La Incerti resta in corsa nel collegio uninominale di Scandiano per la Camera. Così come l’altra parlamentare uscente, Vanna Iori, candidata all’uninominale di Reggio città per il Senato. Blindato all’uninominale cittadino, ma per la Camera, anche il ministro alle Infrastrutture ed ex sindaco, Graziano Delrio, l’unico big nazionale che non ha trovato un paracadute da capolista nei plurinominali, nonostante nei giorni scorsi si fosse parlato di una sua candidatura in Alto Adige e in Sardegna. Così non è stato.

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E l’unico altro cambiamento dell’ultimo minuto che ha riguardato Reggio è stato lo spostamento di Andrea Rossi, finito al terzo posto del plurinominale Modena-Ferrara. A Modena, Rossi ha lasciato il posto al parlamentare Edoardo Patriarca. Uno spostamento che rende l’elezione di Rossi quantomeno difficile, vincolata a un risultato bulgaro del Pd o a un eventuale ripescaggio legato al nome sempre della piacentina De Micheli: secondo la legge elettorale, infatti, in caso di elezione in più collegi il candidato entra nel seggio nel quale ha preso meno voti. E, di conseguenza, la speranza potrebbe essere che la sottosegretaria prenda meno voti nella sua Piacenza che nel collegio ferrarese-modenese.

Una sfida che non sembra spaventare il candidato reggiano: «Il mio spostamento da un collegio sicuro? – afferma Rossi – Per me non esiste blindatura: ho la fortuna di avere un ruolo importante da sottosegretario in Regione, di essere in un partito che mi ha dato tante possibilità. Mi è stata offerta una opportunità unica che affronto con la logica di mettermi al servizio. Si è valutato con Matteo la necessità di riequilibrare nei collegi le rappresentanze modenesi e mi sono reso disponibile. Ora me la gioco». Quanto alle polemiche sulle esclusioni, il responsabile organizzazione del Pd prova a smorzare i torni: «Di esclusioni eccellenti ce ne sono tante, come sono tante le persone in lista che porteranno un valore aggiunto. Quando si arriva a dover comporre una squadra che si presenta per guidare il Paese, si mettono insieme istanze territoriali, competenze civiche e professionali, tenendo conto anche di un’articolazione politica interna. Le polemiche sull’esclusione di Gandolfi? Riconosco a Paolo di aver svolto un ottimo lavoro: un impegno vero che non era solo personale, e che è stato anche del Pd in generale, il soggetto che continuerà a farsi carico di queste istanze».


 

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