«Convocate consigli comunali aperti»
Appello dei sindacati Cgil, Cisl e Uil. Guido Mora: «La programmazione pubblica e la gestione privata non funzionano»
NOVELLARA. Un consiglio dell’Unione Bassa Reggiana da convocare entro metà febbraio aperto a tutti (anche ai sindacati, che in quella sede ribadiranno la loro posizione pro pubblico), e l’invito, rivolto a ciascuno degli otto Comuni, a organizzare consigli comunali aperti, «per informare la cittadinanza sulle scelte in materia di servizi agli anziani».
È quanto chiedono Cgil, Cisl e Uil in forma unitaria, con l’obiettivo di far convogliare la casa di riposo Millefiori di Novellara – 52 posti letto e una settantina di addetti, tra fissi e interinali – nell’Asp pubblica anziché nell’azienda speciale alla persona, di diritto privato.
Indurre i Comuni ad andare verso la gestione totalmente pubblica dei servizi per la non autosufficienza è una battaglia che la Cgil sta conducendo da mesi, in tutta la provincia, al Millefiori anche a suon di striscioni. È dal maggio scorso che via Roma porta avanti questa campagna, che nel novembre scorso sollevò un polverone per la traduzione “Cgil versus cooperative”, quelle che in questi anni si sono maggiormente avvantaggiate del sistema misto. Paragone che – precisa il segretario provinciale Cgil, Guido Mora, assieme al segretario della Cisl Emilia centrale, Andrea Sirianni, e a Ferdinando Guidetti della Uil di Modena e Reggio – è improprio.
«Non ce l’ho con le coop sociali, noi rappresentiamo anche i lavoratori di queste ultime. Le coop si sono allargate nel settore perché il pubblico si è ritirato». Mora ha poi elencato i motivi che spingono i sindacati a battere il ferro sull’argomento: la disomogeneità del settore, la disparità tra lavoratori (con le stesse mansioni ma con contratti e diritti diversi), la necessità di dare attuazione a direttive regionali rimaste a metà del guado, i benefici effetti che - a loro avviso - deriverebbero in termini di liste d’attesa.
«Anni fa c’era la convinzione che bastasse una programmazione pubblica, la gestione poteva essere privata. Quella scelta non è più attuale – ha proseguito Mora – Ora siamo arrivati ad un bivio: per non degenerare verso la privatizzazione, serve volontà politica e una regìa che finora è mancata». I sindacati hanno additato il precedente: la Asp Val d’Enza (la Sartori di San Polo), che si voleva chiudere, poi su sollecitazione dei sindacati si decise per un rinnovamento gestionale. «I fatti ci hanno dato ragione. Ora anche Cavriago abbandonerà l’azienda speciale e confluirà in Asp, manca all’appello solo Bibbiano».
Questo, secondo Cgil Cisl e Uil, è il modello positivo. E ora il pressing si fa più intenso perché si gioca la partita principale: quella della Bassa, definita “test principale”, anche per bacino d’utenza. Nella Bassa «la situazione è a macchia di leopardo, troviamo tutte le differenti modalità: Luzzara e Gualtieri hanno la gestione diretta in Asp, Reggiolo sta discutendo, Poviglio e Brescello che hanno un contratto di servizio con Asp, Boretto quando scadrà il contratto entrerà nell’Asp». Resta Novellara, che ha annunciato a breve la decisione, ma che resiste all’ingresso in Asp. «Novellara potrebbe versare una piccola quota, sottoscrivere un contratto di servizio che assicuri un periodo di transizione in cui il personale non venga spostato e aderire ad Asp nel giro di due anni», suggerisce Mora. Per raggiungere l’obiettivo, i sindacati stanno agendo su più fronti. In primis sulla Regione, per ottenere «la parificazione finanziaria delle Asp, che hanno una tassazione maggiore». In secondo luogo un’opera di convincimento sull’Unione Bassa Reggiana: i sindacati hanno già incassato il placet di Massimo Gazza, sindaco di Boretto con delega al sociale nell’Unione. Una tecnica di “accerchiamento” che vedremo se darà frutti.
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