Il processo Cemental è in bilico testimone il medico dell’operaio
Correggio: la famiglia di Nanetti ottiene di ascoltare Alberto Cavazza, primario del Santa Maria Nuova La perizia non accerta il nesso con l’esposizione all’amianto ma il giudice dispone l’esame aggiuntivo
CORREGGIO. Non è provato con certezza assoluta il nesso causale della morte di Luciano Nanetti con il mesotelioma. A dirlo sono già stati i periti del tribunale, le cui conclusioni pesano come un macigno sulle famiglie degli operai al processo che vede imputato per omicidio colposo l’ex titolare della Cemental, il cavalier Franco Ponti, accusato in questo procedimento anche di lesioni gravissime per l’impiego dell’amianto nelle lavorazioni dell’azienda correggese nella quale Nanetti lavorava.
Su richiesta ieri dell’avvocato di parte civile, Ernesto D’Andrea, sarà convocato Alberto Cavazza, primario di Anatomia patologica all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio, che verrà sentito nella prossima udienza. Si tratta del medico che ha avuto in cura Nanetti, paziente al quale era stato diagnosticato il mesotelioma sarcomatoide.
Alla sua morte, però, non era stata effettuata l’autopsia, lasciando nel dubbio la corte rispetto alle cause, che ha poi richiesto le analisi dei periti. Per Stefano Candura (docente di Medicina del lavoro all’Università di Pavia) e Yao Chen (del Dipartimento di Medicina legale sempre dell’ateneo pavese), i sei “marker” utilizzati per verificare il mesotelioma, sono risultati negativi. Per i difensori di Ponti, tanto basta per passare alla discussione e alla sentenza: «Può piacere o non piacere, ma è questo il dato che hanno esposto i periti». Il giudice Luca Ramponi, però, ha acconsentito all’esame del anatomopatologo reggiano, la cui deposizione, però, non inficerà il risultato delle perizie. In pratica un pareggio, per ora, tra parte civile e difesa, in attesa del verdetto finale. «Sentire il dottor Cavazza è necessario per sapere se ci sono i presupposti per poter andare avanti – spiega D’Andrea al termine dell’udienza di ieri – il primario ha trattato la malattia di Nanetti come un mesotelioma e nella diagnosi c’era scritto così. L’esame istologico non è determinante perché serviva per escludere tumori da altre parti. Purtroppo non è stata disposta l’autopsia alla morte di Nanetti. Quella avrebbe risolto in partenza molti dubbi». Per D’Andrea e i famigliari di Nanetti, dubbi non ce ne sono sulla natura del male che ha portato al decesso dell’ex operaio. Anche ieri era no una ventina i parenti dei lavoratori della Cemental presenti in aula dopo il picchetto con le bandiere italiane formato fuori dal tribunale, con le quali invocano giustizia per la vicenda. Il duro contraddittorio diretto con il consulente di parte civile Enzo Merler, dirigente dell’Ausl di Padova, con i periti nominati dal tribunale, si era concluso in precedenza con uno stallo. Anche l’alta partecipazione al processo e la tensione in aula sono segno di malcontento in attesa di un verdetto che ponga fine, in un modo o nell’altro, al patimento giudiziario vissuto in seguito al decesso di Luciano Nanetti, la cui morte portò all’esposto del figlio Andrea e alla conseguente inchiesta della procura. L’esposizione all’amianto nel periodo in cui l’azienda era guidata dall’imputato Franco Ponti (subentrato al padre) era stata già messa in dubbio dai periti.
Pochi dubbi invece sulle cause dell’asbestosi diagnosticata a Paolo Montanari, seconda parte civile nel processo. I consulenti della difesa, il medico legale Roberto Testi e il medico del lavoro Gianluigi Di Scalzi, avevano sostenuto che Nanetti non fosse morto di mesotelioma mentre Montanari si sarebbe ammalato negli anni in cui l’azienda era guidata dal padre dell’imputato. Il consulente delle parti civili, Enzo Merler, medico del lavoro e responsabile del Registro Veneto dei mesoteliomi affidato all’Asl di Padova, aveva invece ribadito come non via sia dubbio che Nanetti sia deceduto per la tipica malattia provocata dall’amianto e che Montanari si sia ammalato in azienda a causa delle cattive condizioni ambientali.
Enrico Lorenzo Tidona
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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