Reggio Emilia, le iniettano sangue infetto: risarcita dopo 40 anni
Epatite C nella trasfusione effettuata nel 1977 durante un intervento. Se ne accorge nel 2008 e avvia la causa “pilota”: risarcimento anche ai due figli
REGGIO EMILIA. Nel 1977 è stata costretta a sottoporsi a un sofferto intervento chirurgico per farsi asportare l’utero. Una menomazione necessaria per evitare un male peggiore, ma in seguito alla quale ha contratto a sua insaputa l’infezione a un virus, l’epatite C, a causa di una trasfusione per la quale è stata risarcita pochi giorni fa, a quarant’anni da quel caso di malasanità le cui conseguenze la accompagnano ancora oggi.
Parliamo di una donna che vive tra Reggio – dove si sono stabiliti i figli – e il centro Italia, che si è vista dare ragione dai giudici del tribunale di Roma (competente in materia) nella causa in sede civile che ha intentato contro il ministero della Salute, vedendosi accordare 80mila euro di risarcimento per lei, e altri 20mila euro a testa ai due figli.
Una causa “pilota” perché parliamo di un caso in cui non si contempla un decesso, e che aveva portato a un primo indennizzo al quale è seguito anche un risarcimento senza l’intervento della prescrizione. Questo perché, come esposto in udienza dal legale della famiglia, l’avvocato reggiano Oreste Grazioli, la donna alla quale era stata effettuata la trasfusione infetta ha certificato il motivo del suo malessere solo nel 2008, dopo una diagnosi effettuata da un centro epatologico.
Da lì l’avvio della causa civile, tramite la quale è stato ricostruito il percorso clinico della donna che ha contratto una malattia infettiva senza essersi mai esposta a rischi diretti. Ecco allora che gli esami hanno portato al riconoscimento dell’alta probabilità in capo all’operazione, come verificato dal dipartimento militare di medicina legale – preposto per la materia – che ha riconosciuto il nesso causale tra la patologia e l’intervento chirurgico.
«Si tratta di una sentenza particolare perché il caso è datato 1977 ma il risarcimento è stato riconosciuto anche ai congiunti – spiega l’avvocato Grazioli – La mia assistita è venuta a conoscenza della patologia ed è stata avviata la causa nel 2013, prima della scadenza della prescrizione. L’isterectomia era stata effettuata all’ospedale di Anagni, in provincia di Frosinone, dove si era recata all’epoca, subendo un danno praticamente indelebile».
Quest’ultimo risarcimento è stato inoltre concesso per una malattia meno aggressiva – e senza alcun decesso – rispetto ad altri che riguardano la contrazione di virus come l’Hiv, dovuti in ogni caso alla mancanza dei dovuti controlli sulle donazioni ematiche. Solo a Reggio Emilia sono stimati a decine i casi, molti dei quali non hanno ricevuto nemmeno l’indennizzo ministeriale nonostante – oltre alle responsabilità dirette dei comuni e delle unità sanitarie – erano state accertate quelle del ministero della Sanità, che non aveva regolamentato la materia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
