«Ma non neghiamo che ci siano problemi»
Il presidente della Dimora sui migranti trovati con la droga: «Attivi per combattere il fenomeno»
REGGIO EMILIA. Il progetto di cittadinanza attiva spiegato ieri in Provincia è senza dubbio un esempio virtuoso di integrazione e accoglienza, capace di superare pregiudizi e paure. Ma è sono un lato della medaglia.
L’altra faccia è rappresentata dai richiedenti asilo come quelli beccati dai carabinieri in piazzale Europa, di cui parliamo ampiamente oggi a pagina 14. Quattro giovani fra i 18 e i 20 anni trovati in possesso di droga e segnalati come consumatori. Una piaga, quella del possesso e del consumo di stupefacenti da parte di questi ragazzi, di cui è a conoscenza il presidente della Dimora d’Abramo, Luigi Codeluppi.
«Purtroppo ci sono territori di provenienza dove è molto frequente l’utilizzo di droghe leggere. Per i ragazzi che vengono da lì, e senza generalizzare sto parlando soprattutto di Nigeria e Gambia, è come fumare una sigaretta o bersi una birra. Non possiamo negare l’esistenza di questo problema». Ma, proprio perché gli operatori della cooperativa conoscono queste abitudini, hanno fin dall’inizio cercato di porvi rimedio. «Come gestori – prosegue il presidente della Dimora – siamo in contatto con la polizia municipale che ci segnala la presenza e i nominativi dei ragazzi che vengono trovati in possesso di droghe, cosicché possiamo capire se sono dentro o fuori il percorso di accoglienza. Siamo particolarmente attenti a questo tema, c’è una grande condivisione di informazioni».
Capita, poi, che sia la stessa cooperativa a effettuare delle perquisizioni negli alloggi dei richiedenti asilo. «Qualora siano scoperti – spiega ancora Codeluppi – da parte nostra c’è un immediato richiamo e se ci sono delle denunce in corso le segnaliamo alla prefettura che poi valuta i suoi provvedimenti. C’è più di qualcuno che ha perso la possibilità di rimanere nel percorso di accoglienza, fattore che spesso porta al rigetto della richiesta di asilo in Italia. Puntiamo soprattutto su questo per sensibilizzare i ragazzi, rischiano di rendere inutile un viaggio pagato molto e nel quale hanno rischiato la vita».
Soddisfatto, invece, del percorso di cittadinanza attiva: «Servono tempo e impegno, ma insieme i cambiamenti e le difficoltà si possono affrontare ed è possibile creare maggiore comprensione». (l.g.)
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