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Tanti big a Reggio ma i duelli sono pochi

di Evaristo Sparvieri
Tanti big a Reggio ma i duelli sono pochi

Pd, Lega, Fi e Fdi schierano i pezzi da novanta. E molti i reggiani devono accontentarsi in lista delle posizioni di rincalzo

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REGGIO EMILIA. Tanti big, fra paracadutati e catapultati. Ma pochi duelli. Nelle liste depositate in corte d’Appello i reggiani sono sparsi qua e là, lasciando solo a un piccolo manipolo di candidati nostrani la possibilità di avere un posto al sole. Fra questi, di certo il ministro Graziano Delrio, ex sindaco, che correrà per l’uninominale cittadino, il collegio che offrirà i duelli più interessanti. A contendersi i voti dei reggiani, infatti, ci sarà anche la deputata M5s, Maria Edera Spadoni, in corsa per il secondo mandato, che proprio sull’opposizione al Pd di Delrio ha condotto le sue battaglie in parlamento.

Un duello che diventa “triello” se si considera la presenza nell’uninominale cittadino anche dell’assessore, Mirko Tutino, il primo reggiano fuoriuscito dal Pd per aderire ad Mdp, fino a diventarne coordinatore regionale, con il dente avvelenato contro Renzi e i renziani: un astro nascente di Liberi e Uguali, che tuttavia nel listino blindato si è dovuto mettere in coda, dietro Giovanni Paglia e Maria Cecilia Guerra. Astro nascente è di certo Gianluca Vinci, segretario emiliano del Carroccio, blindato nel plurinominale cittadino, a capo di una Lega che nel centrodestra ha fatto man bassa.

Nel M5s, invece, brilla sempre più la stella di Marco Montanari, candidato all’uninominale del Senato Parma-Reggio Emilia. Funzionario internazionale e consulente della Farnesina, Montanari è entrato a far parte dei 100 super competenti candidati agli uninominali ed esaltati da Di Maio. Un nostrano, come l’urologo Sergio Leoni, è invece a sorpresa in campo per i verdiniani di Pri-Ala all’uninominale del Senato. Quanto a Forza Italia e Fratelli d’Italia, liste piene di sballottati. Come Michaela Biancofiore, ex sottosegretaria, che sfida nella sua Bolzano Maria Elena Boschi e si ritrova anche capolista al plurinominale di Reggio alla Camera. O come l’ex ministro berlusconiano Paolo Romani, capolista nel plurinominale al Senato a Milano ma anche in quello reggiano, dove sfida Ignazio La Russa per Fratelli d’Italia, a sua volta candidato anche all’uninominale al Senato e al plurinominale di Milano-Rozzano, Lecco-Como e a Bergamo-Brescia-Treviglio. Più che paracadutati dei veri sballottati, catapultati in Emilia nella speranza di avere qualche voto in più.

Il paracadute, invece, è andato di moda soprattutto in casa Pd, che ha portato qui nel Reggiano il Guardasigilli, Andrea Orlando, e il ministro all’Istruzione, Valeria Fedeli, fra l’altro reduce da nuove polemiche per le sue dichiarazioni sui rapporti amichevoli fra studenti e docenti, all’origine di possibili licenziamenti. Senza dimenticare la mancata pubblicazione delle materie per la maturità. Piombati a Reggio come altri big, con il meccanismo delle pluricandidature hanno contribuito loro malgrado alle esclusioni eccellenti Pd.

E se fa ancora rumore la mancata candidatura di Paolo Gandolfi, dalle parti di Forza Italia non c’è traccia di Claudio Bassi, che in molti davano candidato al Senato. Per Fratelli d’Italia, invece il nome che manca è quello di Alessandro Aragona. Il motivo? Lo ha spiegato su Facebook, scrivendo che voleva sfidare Delrio all’uninominale e dicendosi disinteressato al listino: «Darò una mano agli amici Bizzocchi e Rigon». Paracadutati, comunque, li ha anche al Lega. Vedasi Armando Siri, guru economico di Salvini, milanese e capolista nel plurinominale al Senato di Reggio.
 

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