Gazzetta di Reggio

Reggio

Vita da nababbo ma con i soldi dei clienti

di Enrico Lorenzo Tidona
Vita da nababbo ma con i soldi dei clienti

Condannato a 5 anni e 4 mesi l’ex direttore a Roma di Banca Euromobiliare. Il gruppo Credem parte civile al processo

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Per la famiglia Sonnino era più di un direttore di filiale: era il loro uomo di fiducia, in grado di curare gli affari della facoltosa famiglia romana, alla quale ha sottratto però cifre a sei zeri – oltre 3,5 milioni di euro – per comprarsi fuoriserie, gioielli e vivere da nababbo truffandoli. Una parabola professionale finita cinque giorni fa con una sonora condanna in tribunale a Roma a 5 anni e 4 mesi di reclusione per Roberto Ratto, ex direttore della filiale della Banca Euromobiliare nella capitale – ramo del gruppo Credem che si occupa dei clienti “private”, quelli con un alto patrimonio – istituto diretto da manager reggiani. Banca Euromobiliare, che ha risarcito con 3,5 milioni di euro i Sonnini tramite una transazione, si è poi costituita parte civile al processo con l’avvocato reggiano Roberto Sutich.

Il rapporto tra il direttore e i Sonnino si era saldato anche grazie a quelle estati vissute passeggiando sull’isola di Ponza o andando in barca a vela, così come il Natale passato insieme a Cortina. La fiducia della famiglia è stata però tradita senza indugio dall’uomo destinatario di una denuncia nel 2014 per il reato di truffa. In pratica l’ex direttore aveva fatto sottoscrivere dei moduli non compilati consigliando la domiciliazione del conto direttamente in filiale, tenendoli all’oscuro della corrispondenza emessa dalla banca che informava sulle movimentazioni dai conti. Poi, sempre sfruttando fogli firmati “in bianco” ha cominciato a emettere assegni circolari o disposizioni di bonifico verso uno dei tanti conti della famiglia Sonnino, considerato “dormiente” ma finito nella disponibilità effettiva di Ratto, che spendeva i soldi per comprare auto o per spese personali. Movimentazioni effettuate indebitamente tra il 2009 e il 2012, delle quali però la famiglia Sonnino non si era accorta subito, rappresentando alcuni dei tanti rivoli destinati a investimenti legati al loro patrimonio. Infine l’amara scoperta dopo un controllo della banca stessa: i clienti non sapevano di quei movimenti effettuati a saldo di spese ignote per migliaia di euro.

Quindi l’istituto di credito, dopo aver risarcito il maltolto alla rinomata famiglia, è entrato come parte lesa a processo al termine del quale la procura aveva chiesto una condanna a 3 anni e 8 mesi. Il giudice, invece, ha inasprito la posizione dell’ex direttore, aumentando la condanna a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 3,5 milioni di euro alla banca che aveva risarcito a sua volta le vittime.

Enrico Lorenzo Tidona

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google