Gazzetta di Reggio

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A Castellarano il magazzino della coca

di Evaristo Sparvieri
A Castellarano il magazzino della coca

La polizia smantella un’organizzazione dedita al narcotraffico. Il custode degli stupefacenti era un pizzaiolo albanese

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CASTELLARANO . Il magazzino della droga era a Castellarrano, in un appartamento di via Manzoni 9, dove gli uomini della Squadra Mobile hanno trovato 19,5 chili di cocaina, 23,5 chili di marjuana e 4,2 chili di hashish. La droga era nascosta in cantina e nella camera da letto. Ed è qui che, in seguito ad una perquisizione avvenuta l’11 marzo 2016, era stato arrestato in flagranza di reato il 45enne pizzaiolo di origine albanese, Ardiani Dema, condannato poi ai domiciliari. Dema è stato raggiunto ieri dagli uomini della Mobile di Reggio Emilia da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Bologna, Alberto Gamberini, su richiesta dei sostituti procuratori della Dda, Roberto Ceroni e Francesco Caleca.

Il custode della coca. Era questo per gli inquirenti il ruolo rivestito dal 45enne pizzaiolo, secondo quanto emerso nell’ambito dell’inchiesta “Rexton”, dal nome di una delle vetture di grossa cilindrata utilizzate dagli indagati: una maxi-operazione della polizia di Bologna, scattata ieri all’alba, che ha portato a smantellare due bande dedite al traffico internazionale di stupefacenti, collegate fra loro. Con base a Bologna, la banda dei marocchini, che si occupava principalmente di hascisc. Nel Reggiano, principalmente a Castellarano e nel distretto ceramico, la banda degli albanesi, specializzata invece nello spaccio di cocaina proveniente dall’Olanda. In totale, 26 indagati e 21 ordinanze di custodia cautelare, una delle quali anche nei confronti della moglie di Dema, la 39enne Lindita, per la quale il gip ha stabilito l’obbligo di dimora e di comunicare all’autorità giudiziaria orari e luoghi di ogni suo spostamento.

L’indagine era partita a fine 2015 e ha portato al sequestro di circa 1.200 chili di hascisc e 22 chili di cocaina. Fra i 21 soggetti raggiunti da ordinanza, 11 marocchini, 9 albanesi e un italiano, un 60enne romano che avrebbe dato supporto logistico. Gli investigatori hanno quantificato in circa 300 chili al mese la quantità di hascisc che l’organizzazione faceva arrivare a Bologna, per essere poi smistata su tutta l’Emilia-Romagna, mentre di cocaina sarebbero arrivati ogni mese circa quattro chili, tramite i soci albanesi che la gestivano nella nostra provincia. I contatti e lo scambio di materiale fra le due organizzazioni erano assidui e portavano a frequenti trasporti di coca e fumo lungo la via Emilia. Il sequestro più consistente – poco meno di una tonnellata di hascisc, oltre a un chilo di coca e 115.000 euro – è avvenuto nella primavera 2016 ad Aprilia, in provincia di Latina; altri 62 chili di fumo erano stati sequestrati al casello di Modena Nord della A1.

La comunicazione tra i vari “anelli” della catena di distribuzione della droga avveniva con un linguaggio in codice, che gli investigatori sono riusciti a decriptare con 3.000 ore di intercettazioni ambientali e 15.000 di intercettazioni telefoniche. Ogni confezione di coca, ad esempio, veniva spesso chiamata una confezione di “acqua”. E il luogo degli incontri era il “lavaggio”. I 21 soggetti raggiunti dai provvedimenti, per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sono tutti ritenuti figure di livello medio-alto, che non si occupavano direttamente dello spaccio di strada, destinato anche a Umbria e Lazio. All’appello manca il presunto “capobanda” - di cui Dema sarebbe il cognato – che circa un anno fa ha lasciato l’abitazione di via Zanardi, a Bologna, base dell'organizzazione per ritornare in Marocco. Sempre in Marocco vive anche il soggetto ritenuto il fornitore principale della droga. Fra gli altri soggetti raggiunti da ordinanza, i marocchini Abderrahmane Amine (ritenuto attivo a Sassuolo), Salaheddine Chouki (attivo a Ravenna e provincia), Kamal El Kardi (attivo a Carpi), Khalid Ghanam (attivo a Sasso Marconi), Hicham Mathour (attivo a Perugia) , Hassan Ouganna (attivo nel Bolognese), Bujar Qemalli (detenuto all’estero), Khalid Safaoui (attivo a Roma e Latina), Mohamed Solayman (referente nel Lazio). Fra gli albanesi, Bujar Sefa (attivo in Veneto), Ermal Seferi (nipote del capo dell’organizzazione), Bujar Qemalli (detenuto all’estero, attivo nel Reggiano con il compito di trasportare droga dall’Olanda). Unico italiano, Massimo Casaroli.



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