Chiostri di San Pietro, si cerca il gestore
Il laboratorio aperto urbano dovrà essere una fucina di progetti per migliorare la vita dei cittadini di oggi e di domani
REGGIO EMILIA. Il contenitore c’è (quasi), ora bisogna pensare al contenuto.
Da ieri – giorno di pubblicazione del bando – i chiostri di San Pietro cercano qualcuno che organizzi e gestisca il laboratorio aperto urbano voluto e promesso dal Comune. «Un luogo – spiega l’assessore Valeria Montanari – in cui si possano ideare e realizzare progetti per migliorare la vita dei cittadini». Un obiettivo ambizioso che però è già realtà in altre città d’Italia e d’Europa: «L’idea del laboratorio aperto urbano – spiega Montanari – è nata dopo un percorso, durato circa otto mesi, insieme a cittadini e università. Mentre i cittadini (oltre 700 quelli coinvolti) ci hanno aiutato a individuare i bisogni più diffusi e urgenti cui dare risposta, l’università ha studiato i laboratori aperti in funzione da anni nel nord Europa, in Portogallo, a Milano per capire da chi sono gestiti, come si relazionano con il mondo esterno, e anche di quali spazi necessitano per funzionare al meglio».
FACCIAMO IL PUNTO. I lavori ai chiostri di San Pietro procedono su due livelli: quello del contenitore e quello del contenuto. L’intervento di ristrutturazione e riqualificazione per rendere i chiostri fruibili anche nei mesi invernali (rifacimento dell’impianto di riscaldamento e dei serramenti) e anche ai diversamente abili (abbattimento barriere e installazione di un nuovo ascensore) è già iniziato. Come sono già cominciati i lavori per creare, fisicamente, la sede del laboratorio aperto: sono stati abbattuti i bassi servizi (risalenti agli anni Settanta) e la metratura è stata ampliata acquisendo l’area confinante dell’Ausl. Questi interventi saranno realizzati con una spesa di due milioni e 700mila euro, di cui un milione e 750mila dalla Regione e 950mila dal Comune. «Ora – spiega l’assessore – si passa all’altro livello, quello dei contenuti. Con il bando cerchiamo un soggetto che gestisca il laboratorio aperto creando servizi da mettere a mercato: per farlo avrà a disposizione un milione e 250mila euro (di cui un milione dalla Regione e 250mila euro dal Comune), più 312mila euro (di cui 250mila dalla Regione e 62mila dal Comune) per la promozione dei chiostri e del progetto stesso».
IL BANDO. Il bando sarà articolato in tre fasi. La prima, iniziata ieri, prevede la candidatura di enti privati o pubblici che abbiano i requisiti richiesti. «Questa fase – precisa l’assessore – è aperta a tutti. I soggetti interessati dovranno presentare la domanda di ammissione entro il 2 marzo. Il 6 marzo ci sarà l’apertura delle buste». A questo punto i soggetti considerati idonei avranno circa due mesi di tempo per elaborare un progetto e manifestare il proprio interesse per la gestione dei chiostri. Inizierà quindi il cosiddetto “Dialogo tecnico competitivo”: il Comune potrà mettere a bando il progetto presentato da un soggetto oppure potrà estrapolare idee da diversi soggetti e creare un nuovo modello di riferimento. Solo allora – e siamo alla terza fase – si aprirà l’appalto vero e proprio: «In pratica – spiega Montanari – il Comune chiederà chi, tra gli idonei, sarà in grado di fornire quanto richiesto, autonomamente ma anche con la creazione di cordate. Il vincitore sarà poi scelto tenendo conto dell’offerta economicamente più vantaggiosa, oltre che della qualità». Per quanto riguarda i tempi, sia i lavori “murari” (con l’apertura dei chiostri sulla via Emilia e su via Monte San Michele) sia l’iter di affidamento della gestione dovrebbero terminare in ottobre.
PROPOSTE DEI CITTADINI. Per avere un’idea più precisa di cosa significhi “laboratorio urbano aperto”, basta ripercorrere alcuni dei problemi – al momento senza soluzione – evidenziati dai cittadini durante il percorso partecipato che ha preceduto la pubblicazione del bando. Ad esempio: è possibile, nelle zone poco servite da autobus, organizzare trasporti per accompagnare gli anziani all’ospedale o a fare spesa? Cosa si può fare per le mamme sole ma che non vogliono rinunciare ad esperienze formative per i propri bambini? «Il gestore – aggiunge Montanari – dovrà occuparsi di welfare di prossimità, educazione (non solo 0-6) e formazione (professionale e non), creatività e cultura. Dovrà anche sviluppare progetti di turismo, magari sfruttando le nostre eccellenze gastronomiche. Dovrà inoltre gestire la caffetteria (spazio d’incontro e confronto per antonomasia) e i chiostri, anche dal punto di vista promozionale: la sede espositiva e culturale, infatti, rimarrà a disposizione della città, per Fotografia Europea, Eleva, e tutto il resto».
Non potrà mancare un’attenzione particolare alla tecnologia e al digitale: «A fronte delle risorse distribuite alle Regioni, infatti, l’Unione Europea ci chiede di approfondire questo aspetto, ideando anche App che restino nel tempo. D’altra parte – conclude l’assessore – il laboratorio aperto non sarà sede di una start up ma un luogo catalizzatore di fenomeni innovativi: una fucina di progetti pensati per una società in cambiamento».
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