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I marchi sui panetti per indicare la qualità

I marchi sui panetti per indicare la qualità

Rolex, Roma e Vueling: le tre principali tipologie che correvano sulla via Emilia tra Reggio e Bologna

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REGGIO EMILIA . La droga migliore era quella con il marchio Rolex, la seconda qualità aveva invece il marchio Roma. E poi c’era anche la Vueling. Un nome in codice per consentire all’organizzazione di capire che tipo di droga stava arrivando. È uno dei particolari emersi ieri nell’ambito dell’inchiesta Rexton, che ha portato a smantellare due associazioni dedite al traffico internazionale di stupefacenti.

La droga, dopo essere arrivata a destinazione rispettivamente dal Marocco e dall’Olanda, viaggiava con scambi regolari tra le due organizzazioni (la prima di marocchini, l’altra di albanesi) sulla via Emilia, tra Bologna, terminale dell’hashish, e Reggio Emilia, della cocaina, con magazzino di stoccaggio a Castellarano. A Bologna – dove risiedeva in via Zanardi il capo del traffico dell’hashish, in diretto contatto con i fornitori marocchini, scampato alla cattura in quanto da tempo trasferito in Marocco – arrivavano anche circa due chili di cocaina a settimana (25/ 30 chili al mese, in auto dotate di doppi fondi), mentre l’hashish destinato in regione, e diretto alle varie piazze – oltre Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ravenna – era di circa 300 chili a settimana; 1000 i chili di “rifornimento” che arrivavano in camion a Roma ogni settimana dalla Spagna. Le due organizzazioni lavoravano fornendosi reciproca assistenza.

Colpita la rete di primo e di secondo livello, in contatto diretto con i fornitori, fino ai grandi distributori. «Tra le due organizzazioni, sovrapponibili dal punto di vista della distribuzione di ruoli e di compiti e di diramazione sul territorio – spiega Luca Armeni, capo della squadra mobile di Bologna – vi era un rapporto di mutua assistenza: la cocaina viaggiava verso Reggio Emilia e Bologna, viceversa l’hashish». Una rete che operava come una azienda commerciale sia per la velocità degli ordinativi sia per i tempi di realizzazione, sia per la disponibilità economica: «Non vi erano momenti di stop tra l’ordinativo e il pagamento del materiale – spiega ancora Armeni – Proprio come un’azienda, doveva rifornirsi di un brand: le comunicazioni erano veloci, sms, pochissime telefoniche; il fornitore individuava il tipo di hashish, purezza, qualità eccetera, con degli pseudonimi».

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