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IL CASO “RIMBORSOPOLI” 

Lega Nord, l’ex tesoriere difeso da Catia Silva

Lega Nord, l’ex tesoriere difeso da Catia Silva

REGGIO EMILIA. «Io non ho mai percepito rimborsi. Il tesoriere Gianfranco Barigazzi lo vedevo sempre in giro per le attività del movimento: una persona corretta, che impiegava il proprio tempo e a...

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REGGIO EMILIA. «Io non ho mai percepito rimborsi. Il tesoriere Gianfranco Barigazzi lo vedevo sempre in giro per le attività del movimento: una persona corretta, che impiegava il proprio tempo e a volte il proprio denaro per il partito». Questa la sintesi della deposizione di Catia Silva, l’esponente leghista di Brescello, che ieri è stata una dei tre testimoni chiamati dalla difesa nell’ambito del processo “rimborsopoli” Lega Nord.

Il procedimento sulle irregolarità nei rimborsi del Carroccio ha per oggetto il denaro erogato dal 2009 al 2012 per missioni politiche, con pezze giustificative mancanti o incomplete. Sono rimasti 16 gli indagati per appropriazione indebita: Daniel Barigazzi e il padre tesoriere Gianfranco Barigazzi di Parma, Federica Boccaletti, Nadia Monticelli di Reggio, Giovanni Tombolato, Aldo Manfredini, Cristian Morselli, Marco Canavese, Medardo Zanetti, Matteo Bulgarelli di Reggio, Antonio Vizzaccaro, Fabio Rainieri di Parma, il reggiano Angelo Alessandri (residente a Roma da quando è uscito dalla Lega), Rita Casula, Franco Spadoni (deceduto) e Fabio Ferrari di Scandiano. Ieri in aula, alla presenza di Barigazzi e di Canavese, hanno sfilato i primi testimoni della difesa. Oltre a Silva, hanno deposto Alan Fabbri e Lucia Borgonzoni: tutti hanno difeso l’operato dell’ex tesoriere, sostenendo che i reali eventi del partito erano noti ad ogni militante e che quindi il controllo sulle spese era quotidiano e immediato. Sul fronte della strategia, l'avvocato Gianluca Vinci (difensore con Matteo Iotti e Libero D’Incecco) ha rinunciato ai 15 testimoni previsti (ridotti a 6) per «non aggravare ulteriormente i tempi di questo lungo processo. Ormai il quadro è chiaro e, a nostro avviso, dimostra che le insufficienti pezze giustificative erano una prassi: nessuno si è intascato soldi». La tranquillità ostentata da Vinci è data dal fatto che il processo, dall’iter travagliato, tra prescrizioni e cambi di giudice è ormai ridotto al lumicino: dagli iniziali 48 imputati a 16, da una somma contestata di 250mila euro a 50mila euro. Prossima udienza il 14 marzo, con altri testi della difesa. (am.p.)

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