Migranti, cresce il sistema di accoglienza
Il Comune di Reggio ha richiesto e ottenuto l’ampliamento di 11 posti nel progetto Sprar, ora potrà ospitare 76 profughi
REGGIO EMILIA. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) del Comune di Reggio Emilia potrà da oggi accogliere undici migranti in più, passando da 65 a 76 persone. A richiederlo è stata l’amministrazione stessa che ha ottenuto dal ministero l’autorizzazione e i relativi fondi statali per iniziare l’ampliamento. Un progetto, quello dello Sprar, che non va invece confuso con l’accoglienza emergenziale che attualmente vede presenti in tutto il territorio provinciale 1.790 richiedenti asilo in attesa del permesso di soggiorno. Si tratta infatti di una procedura di co-progettazione che coinvolge direttamente i Comuni del territorio, protagonisti e responsabili diretti assieme agli enti gestori. In questo caso non è dunque la prefettura a smistare di imperio, a seconda degli sbarchi giornalieri, i migranti sul territorio ma sono le stesse amministrazioni che in base a un protocollo siglato dall’Anci richiedono allo Stato l’autorizzazione ad accogliere un certo numero di persone.
Per quanto riguarda Reggio Emilia, inserita nello Sprar dal 2009, fino ad oggi erano stati finanziati 48 posti per gli adulti nel triennio 2017-2019 e ulteriori 17 posti per i minori non accompagnati (Sprar Msna), sempre nello stesso periodo. Il Comune tuttavia, a seguito delle numerose sollecitazioni del Consiglio e delle indicazioni nazionali, ha presentato nei mesi scorsi al ministero dell’Interno una domanda di ampliamento per ulteriori 20 adulti, di cui 10 destinati all’accoglienza in appartamenti e 10 a quella in famiglia. Per ottimizzare i posti disponibili e già autorizzati, inoltre, è stato richiesto anche l’ampliamento di un posto per un ragazzo minorenne in un appartamento di via Zanti, che oggi accoglie tre minori pur avendo la possibilità di ospitarne quattro. Nei giorni scorsi è infine arrivato il responso del ministero che ha negato l’autorizzazione ai dieci posti dedicati all’accoglienza in famiglia, autorizzando invece gli altri undici. Così dal 1 gennaio 2018 – e fino al 2020 – lo Stato garantirà al Comune un finanziamento aggiuntivo di 133.678,11 euro per progetto Sprar ordinario e 22.947,78 per l’Msna, per un totale di 156.625,89 euro.
Il costo annuo del progetto per le casse dello Stato, quindi, è salito a 1.251.225,24 euro, di cui 62.569 euro garantiti dall’amministrazione comunale e dall’ente gestore. La somma restante, 1.188.656,16 euro all’anno per tre anni, andrà nelle casse della Dimora d’Abramo, la cooperativa sociale che si occupa di attuare il servizio. Una media di 38 euro al giorno per ogni adulto richiedente asilo e di 66 euro per ogni minorenne.
Gli undici posti aggiuntivi richiesti e ottenuti dal Comune, tuttavia, non comporteranno nuovi arrivi ma si tratterà, quasi certamente, di profughi già presenti sul territorio reggiano che hanno fatto domanda per entrare a far parte del progetto. A spiegare il meccanismo di questo protocollo, e le ragioni per le quali presenta dei costi più elevati rispetto ai canonici 35 euro al giorno per richiedente asilo, è il presidente della Dimora, Luigi Codeluppi: «Il costo è maggiore soprattutto per quanto riguarda i minori non accompagnati che, automaticamente, entrano nel sistema Sprar. Hanno infatti necessità di protezione più elevata, serve un presidio maggiore e quindi più operatori dedicati, hanno più esigenze personali ed educative e logicamente sono meno autonomi rispetto agli adulti».
Nonostante la cifra quasi raddoppiata, questa tipologia di accoglienza presenta vantaggi notevoli rispetto a quella emergenziale, soprattutto dal punto di vista della gestione e del controllo. «Il sistema degli Sprar – prosegue Codeluppi – è già presente in Italia da inizi 2004 ed è governato dal ministero dell’Interno in collaborazione con l’Anci. Sono i Comuni stessi che richiedono allo Stato di essere finanziati e i progetti, vista l’efficacia, si sono moltiplicati negli anni e ad oggi sono circa 460 in tutto il Paese. Questo permette di avere arrivi definiti».
Non esistono, quindi, situazioni emergenziali dove le cooperative si trovano all’improvviso a dover gestire numeri variabili di migranti. «A differenza di quanto accade con i contratti che abbiamo con la prefettura – conclude il presidente della Dimora – tutto è regolato da un manuale preciso. Il nostro compito è garantire vitto e alloggio, accompagnamento sanitario, la formazione personale e professionale, l’apprendimento delle lingue e l’avvio di percorsi di inserimento nel mondo del lavoro».
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