Rave di fine anno, 395 persone denunciate
Reggiolo: anche diversi reggiani tra i partecipanti al party abusivo nei capannoni di una ex ceramica
REGGIOLO. Sono 395 le persone identificate e denunciate, tra cui anche diversi reggiani, che hanno preso parte al rave party di fine anno nei capannoni dismessi dell’ex ceramica Cisa-Cerdisa, poi trasformatasi in Biztiles Italia, situati in via Albareda 3 a Bondeno di Gonzaga, nel Mantovano.
I carabinieri della compagnia di Gonzaga hanno concluso la prima fase di accertamento e identificazione dei partecipanti al rave party che per tre giorni, a cavallo dell’inizio dell’anno, ha tenuto impegnati i militari dell’Arma per contenere la marea umana di giovani provenienti dalle più disparate province italiane e anche dall’estero, che in quei giorni si sono riversati all’interno dei capannoni della ex ceramica per partecipare alla festa.
TUTTO SU WHATSAPP. Nell’occasione, i carabinieri hanno gestito al meglio l’imponente manifestazione, che pare sia stata organizzata non utilizzando canali web, ma tramite una fitta rete di contatti a livello europeo tramite Whatsapp.
Sin dalle prime ore del 31 dicembre il maggiore Francesco Garzya e il luogotenente Carlo Pavese, rispettivamente comandante e vicecomandante della Compagnia carabinieti di Gonzaga, hanno diretto e gestito in prima persona e sul posto il delicato evento, tenuto conto che l’afflusso e l’ingresso dei partecipanti all’area in questione era eterogeneo, essendo la stessa area di enorme vastità, in piena periferia, contornata da campi coltivati e, soprattutto, vicina all’autostrada A22 del Brennero, a pochi chilometri dal casello Reggiolo-Rolo, e quindi accessibile da diversi punti.
IL LAVORO DELL’ARMA. Nel garantire l’ordine pubblico, l’elemento cardine che ha caratterizzato l’operato di tutto il personale dell’Arma è stato quello di non creare turbative, tenuto conto della massiccia presenza di persone e, di conseguenza, dell’elevato rischio che potessero accadere incidenti. Cordialità e fermezza sono state le parole d’ordine continuamente impartite ai militari da parte del maggiore Garzya. Veri momenti di tensione si sono verificati anche nel corso della nottata quando, complici il buio e la nebbia, le persone individuate come organizzatori dell’evento hanno cercato di sfondare con i mezzi carichi di tutta la strumentazione musicale – tra cui generatori di corrente, casse acustiche e luci – il cordone creato dai militari presenti.
MATERIALE SEQUESTRATO. Non a caso sono stati diversi gli apparati e materiale posti in sequestro. Solo l’opera dissuasiva dei carabinieri, che si sono assunti l’onere di gestire la delicata situazione, ha evitato che la festa degenerasse, anche a causa dello stato fisico e psichico in cui si trovavano i partecipanti e gli organizzatori. Il maggiore Garya e il luogotenente Pavese sono riusciti a stabilire un canale comunicativo con alcuni loro rappresentanti, anche se uno di questi è stato poi denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.
L’opera certosina, accorta e discreta di identificazione dei soggetti che si preparavano ad entrare, nonché l’annotazione di gran parte dei numeri di targa delle moltissime auto parcheggiate nella zona, ha consentito ora ai carabinieri di inviare una prima informativa alla Procura della Repubblica del tribunale di Mantova, nella quale sono stati indicati i 395 nomi identificati finora, contestando l’inottemperanza agli ordini dati dall’autorità, l’occupazione abusiva di edifici e lo svolgimento non autorizzato di spettacolo.
DIVIETO DI RITORNO. Per queste 395 persone è stata anche inoltrata alla questura la richiesta di divieto di ritorno nella provincia di Mantova per tre anni. Il prefetto di Mantova, Sandro Lombardi, ha espresso vivo apprezzamento al comandante provinciale dei carabinieri di Mantova, il colonnello Fabio Federici, non solo per la delicata attività di ordine pubblico svolta, ma anche per il sostanzioso numero di partecipanti identificati. (m.p.)
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