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Reggio-Lerici in bici e senza un soldo

di Elisa Pederzoli
Reggio-Lerici in bici e senza un soldo

Il racconto: «Volevamo dimostrare che gli altri sono generosi: infatti in tanti ci hanno aiutato con un sorriso»

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REGGIO EMILIA. Metti due ragazzi in bici, un portafoglio vuoto e una sfida: raggiungere il mare di Lerici in Liguria scalando l’Appennino. Ma attenzione: non in estate, bensì sfidando questo inverno carico di umidità. Il tutto per una scommessa: «Dimostrare che gli italiani hanno un cuore d’oro». A lanciarla e a vincerla sono stati due giovani di origine marocchina: Zouhair Faouzi, 29 anni (in Italia da più di 15), residente a Casalgrande, diplomato al Gobetti di Scandiano e programmatore di siti web che lavora in proprio e Othmane Kalfaoui, 26enne residente a Reggio Emilia, studente di Ingegneria gestionale e lavoratore part time.

È soprattutto Zouhair la voce narrante di questa impresa diventata un video di 25 minuti pubblicato su YouTube. Che a “viaggio” concluso assicura: «Quello che possiamo dire dopo questa esperienza lunga oltre 130 chilometri è che le persone che incontriamo durante il nostro cammino non sono altro che il riflesso delle nostre intenzioni. Gli emiliani, e non solo, sono un popolo davvero generoso e noi lo possiamo dire per esperienza diretta».

Ma perché due giovani un bel giorno decidono di cimentarsi in questa impresa? «Siamo due ragazzi che ogni tanto fanno delle iniziative per ispirare gli altri e lo facciamo all’interno di un nostro progetto che si chiama Life Szu. Come regalare abbracci gratis, oppure per il compleanno di Othmane siamo andati in giro a consegnare regali a sconosciuti», spiega Zouhair. Gesti inaspettati che hanno l’effetto di spiazzare. Ma anche di provare ad abbattere quelle barriere che ci tengono separati all’interno di una stessa società. Anche il viaggio in bicicletta a Lerici, senza soldi, aveva questa finalità. «Partire del tutto attrezzati sarebbe stato troppo facile. Invece, ci siamo misurati con la sfida di non spendere niente, affidandoci alla generosità delle persone che avremmo incontrato – va avanti –. Perché spesso sentiamo dire che le persone non si aiutano, che hanno una mentalità chiusa, e questo vale sia per gli italiani che per gli stranieri. Noi abbiamo voluto prenderla come una sfida e tentare di dimostrare che non è così».

Come è andata, lo rivela il piccolo docufilm che narra l’avventura partita da Reggio Emilia il 16 gennaio alle 8.30 e durata più di 24 ore passando per San Polo, Ciano, deviando a causa della frana di Miscoso, con la notte trascorsa a Rigoso e poi, raggiunto e passato il Passo di Lagastrello, la discesa attraverso Aulla e infine l’arrivo a Lerici, verso le 15 del 17. Il tempo di un bagno fuori stagione e il ritorno via treno.

«Ci siamo fermati in una casa di riposo e ci hanno offerto un tè caldo, poi una signora ci ha regalato un cestino pieno di cioccolatini – racconta –. Un’altra, quando ormai faceva sera, ci ha dato pane, formaggio e acqua. E ci ha dato le indicazioni per raggiungere Rigoso, versante Parmense, dove il signor Vanes proprietario di un ostello ci ha ospitato gratuitamente». Nel resto del viaggio nessuno ha lesinato un caffé, una pasta, una banana per rifocillare la coppia di amici. «Che fosse un viaggio di due giorni a zero budget lo rivelavamo solo alla fine – premette Zouhair –. E il bilancio di questa esperienza è molto positivo: spesso sentiamo dire che le persone non aiutano. Siamo andati a vedere com’è. La verità è un’altra: se usciamo dalla nostra zona di comfort troviamo che le persone sono molto più disponibili. Ma dobbiamo essere noi, per primi, a vedere gli altri in modo più positivo. Se siamo diffidenti è normale che anche gli altri lo siano». E ora Zouhair e Othmane sono già pronti per altre avventure.

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