Testamento biologico, a Reggio Emilia gli iscritti sono 368
Approvata la legge ma Reggio è attrezzata da anni: in crescita le adesioni dei reggiani (30 nel 2017) al registro comunale
REGGIO EMILIA . All’anagrafe del Comune di Reggio, che è stato tra i primissimi in Italia a istituire il Registro comunale dei testamenti biologici, le dichiarazioni di volontà anticipata per i trattamenti sanitari presentate a oggi sono 368 e di queste 30 nell’ultimo anno. A differenza di quanto accade in molte regioni italiane a Reggio chi vuole depositare la propria dichiarazione non trova ostacoli o resistenze.
A partire dallo sportello Urp di via Farini, che consegna in tempo reale il modulo da compilare e le indicazioni di come e dove consegnare il testamento biologico. Questo non significa che con l’entrata in vigore della legge qualche cambiamento non sia necessario, come la modulistica che dovrà essere adeguata, fermo restando che i testamenti biologici depositati fino ad ora sono validi. Tre le cose che per il vicesindaco Matteo Sassi sono necessarie con la nuova legge: «Una campagna di informazione rivolta a tutti i cittadini, l’istituzione di un punto informativo, in collaborazione con le associazioni che hanno sostenuto questa legge, e soprattutto lavorare per un’informazione capillare e competente che deve vedere un’alleanza forte tra enti locali e sanità pubblica che a oggi non c’è».
I servizi demografici sono già attrezzati a ricevere il testamento, ma per Sassi «non basta una comunicazione generica ai cittadini. Serve coinvolgere anche l’Ausl e in particolar modo la rete oncologica e di coloro che si occupano di malattie degenerative e di cure palliative». E il nodo di tutto questo è la figura del medico. «Chi meglio di lui – sostiene Sassi – può essere il soggetto che può fornire al paziente informazioni corrette, in uno stretto rapporto di fiducia».
Per il vicesindaco, la nuova legge squarcia il velo su una grande ipocrisia. «Riconosce prassi consolidate come la sedazione profonda che venivano di fatto disconosciute. Prima ogni responsabilità di fatto era demandata al medico e ai familiari. Oggi invece la persona può scegliere, cambiare idea e sollevare da ogni responsabilità medici e familiari. Per questo ho intenzione di convocare i dirigenti della sanità pubblica che si occupano di cure primarie e presidi ospedalieri e coinvolgere le reti oncologiche in questo percorso».
Quel che manca è uno scambio diretto e immediato tra Comuni e aziende sanitarie. Quel registro nazionale che per essere realizzato richiede alcuni anni e anche per questa ragione, conclude Sassi , «è fondamentale la figura del fiduciario».
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