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Camera di Commercio, la fusione ancora in bilico

di Enrico Lorenzo Tidona
Camera di Commercio, la fusione ancora in bilico

La Consulta ha chiesto un nuovo decreto del ministero che tarda ad arrivare Il mandato del governo però è agli sgoccioli: pressing su Roma per evitare il flop

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REGGIO EMILIA. La fusione tra la Camera di Commercio di Reggio Emilia con quella di Parma e Piacenza slitta di giorno in giorno e scatta il pressing su Roma per evitare il flop. Se non si corre ai ripari rischia infatti di saltare. Dopo la nomina a settembre 2017 del commissario ad acta per la fusione - il segretario reggiano Michelangelo Dalla Riva - è saltato infatti un passaggio della riforma Madia.

Il riordino degli enti camerali è finito prima nel mirino della Corte costituzionale e poi al centro di un braccio di ferro tra Governo e Regioni. In pratica il Governo doveva passare prima per la Conferenza Stato-Regioni, trovando un’intesa secondo la Consulta dopo i ricorsi regionali. Il problema che assilla quanti si stanno occupando della riduzione a 60 enti in Italia, è che a dirimere la questione doveva essere settimane fa il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Un ministro a tempo, visto che il governo è ormai agli sgoccioli del suo mandato: le elezioni sono state fissate il 4 marzo prossimo e il decreto, però, continua a slittare. Da Roma non c’è certezza per ora. Prima si parlava di una soluzione a metà gennaio, poi una settimana fa. Infine si sperava che arrivasse entro ieri ma nessuna notizia è giunta a Reggio.

Le associazioni di categoria reggiane, dopo aver dato il via libera alla riforma, ora temono che il lavoro di cucitura fatto fin d’ora possa saltare all’ultimo. C’è però chi non disdegna nemmeno il flop, perché diversi rappresentanti seduti nel parlamentino economico reggiano non hanno mai digerito la fusione con Parma e Piacenza, divenuta automatica per gli enti con meno di 75mila imprese iscritte. Soglia che Reggio non ha superato per poco, a differenza di Modena che può continuare a ballare da sola.

Da settembre erano stati fissati 120 giorni per la creazione della Camera di Commercio dell’Emilia, la più grande della regione e tra le prime in Italia. Un’ente che opererà infatti su un territorio in cui, alla fine del 2016, erano presenti 158.810 imprese con quasi 500.000 addetti, capaci di generare un valore aggiunto di 37,1 miliardi di euro ed un export che si attesta a 19,5 miliardi di euro. Con 200 dipendenti la nascente Camera di Commercio dell’Emilia dovrebbe avere inoltre più di 70 milioni di euro di patrimonio netto e quasi 25 milioni di incassi annuali. Parte consistente la porta in dote proprio Reggio.

Qualora la fusione andasse in porto prima della fine della legislatura, dovrà essere nominato un nuovo consiglio il cui numero di esponenti sarà fissato dalla regione in capo alle diverse categorie economiche. Il processo di accorpamento è stato più tumultuoso e lungo del previsto, ma rientra nell’ottica dell’area vasta emiliana che deve essere ancora messa alla prova. Il banco di prova sarebbe proprio la nuova Cciaa, che avrà anche nuove funzioni in materia di orientamento, digitalizzazione e turismo.
 

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