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È morto “Libero” Benassi storico ristoratore a Cà Benno

È morto “Libero” Benassi storico ristoratore a Cà Benno

CARPINETI. Addio a Libero, conosciutissimo ristoratore carpinetano. Ieri pomeriggio è morto a Poiago di Carpineti il 91enne Giovanni Benassi, detto Libero, per decenni titolare del ristorante Da...

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CARPINETI. Addio a Libero, conosciutissimo ristoratore carpinetano. Ieri pomeriggio è morto a Poiago di Carpineti il 91enne Giovanni Benassi, detto Libero, per decenni titolare del ristorante Da Libero a Ca’ Benno, a mezza via fra Bebbio e Valestra: a lungo uno dei locali più celebri dell’intero Appennino, famoso per la bomba di riso tradizionale. Oltre che uno dei luoghi di ritrovo preferiti della famiglia di Romano Prodi: da Libero, la numerosa famiglia Prodi ha festeggiato per tantissimi anni la Pasqua riunendosi in compagnia, a pochi chilometri dalla loro casa di Bebbio.

Personaggio eccentrico, con gilet e un immancabile cappello da cowboy, ha gestito il locale sino agli anni ’90, per poi aprire brevemente un’altra attività a poca distanza, a Casteldaldo. Dopo la morte della moglie Brina, la storica cuoca della bomba di riso, aveva vissuto da solo per un breve periodo e da tempo era ospite della casa protetta Don Cavalletti di Poiago, dove è spirato. Il funerale si tiene domani, il corteo partirà alle 14.30 da Poiago e raggiungerà la chiesa di Casteldaldo, parrocchia di riferimento per la zona di Ca’ Benno, per la funzione religiosa e la sepoltura nel piccolo cimitero.

Con Libero se ne va un piccolo pezzo di storia della montagna reggiana del dopoguerra, il titolare di un ristorante conosciutissimo da cui tanti abitanti reggiani e modenesi sono passati. Ancora oggi, ovviamente con altre gestioni, il locale è attivo. La famiglia Benassi, piuttosto numerosa, proveniva proprio dalla borgata di Ca’ Benno, strategicamente sistemata all’incrocio delle principali strade che risalivano verso Bebbio e Valestra dalla vallata del Secchia. Benassi, lascia le sorelle Iride e Lina (una terza sorella, la staffetta partigiana Bruna, era morta nel 2012) e tanti nipoti sparpagliati fra il carpinetano, Castelnovo Monti e Reggio. (adr.ar.)

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