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Influenza, boom di ricoveri in Pediatria

Reggio Emilia: è stato necessario chiedere letti da altri reparti, le degenze a dicembre sono raddoppiate passando da 750 a 1.372


03 febbraio 2018 di Luigi Vinceti


REGGIO EMILIA. Quest’anno l’influenza invernale si è fatta seriamente sentire. Ce ne siamo accorti un po’ tutti contando le assenze dei colleghi nei luoghi di studio e di lavoro. Ha bersagliato l’intero territorio arrecando fastidi più o meno gravi che in qualche caso hanno originato pesanti complicazioni con picchi di malattia piuttosto seri.

La situazione al Santa Maria Nuova

L’epidemia non ha rispettato nessuno e si è spalmata su tutte le classi d’età, in particolare fra i più piccini. A confermarlo, il fatto che, in Pediatria al Santa Maria Nuova, è stato necessario aggiungere dei letti a quelli non sufficienti per affrontare l’emergenza. L’incidenza è infatti andata oltre ogni previsione nel settore infantile. I ricoveri ospedalieri dei bambini sono molti, anche se talvolta sono stati fortunatamente solo il frutto delle eccessive preoccupazioni dei genitori. Fatto è che il reparto del Santa Maria Nuova che accoglie i più piccoli ha faticato – e tuttora è in mobilitazione – per far fronte alla marea di richieste di aiuto.

«I posti letto di cui disponiamo abitualmente – spiega a tal proposito Sergio Amarri, direttore della struttura complessa di Pediatria dell’ospedale e direttore di Curare – sono una ventina e questo inverno non sono assolutamente bastati. Tanto che abbiamo dovuto chiedere attrezzature anche agli altri reparti per organizzare ulteriori sei posti ed ottenere due ospitalità aggiuntive al reparto di otorinolaringoiatria».

Qualche numero per meglio inquadrare l’entità del fenomeno?

«Mediamente, nei mesi che possiamo definire regolari, passano da noi poco più di 750 bimbi. A dicembre sono invece quasi raddoppiati arrivando a 1.372. Il momento di maggior intensità ha poi coinciso con le festività del Natale e nel solo gennaio 2018 abbiamo toccato la punta massima di circa 1.500 ricoveri. Una situazione eccezionale che ha complicato l’organizzazione interna costringendoci a prestazioni di carattere straordinario. Penso fra l’altro che ciò possa servire a spiegare alcuni casi di prolungate attese al pronto soccorso da parte di chi è approdato alla nostra struttura ospedaliera arrivando da tutto il territorio provinciale».

Quali sono stati i disturbi maggiormente lamentati dai piccoli pazienti ?

«Ad essere colpite sono state in massima parte le vie respiratorie, con bronchiti più o meno acute e qualche focolaio polmonare. Nella maggior parte dei casi, fortunatamente, tutto si è risolto con una semplice, seppure pesante, alterazione febbrile. A questo proposito suggerirei ai genitori di non allarmarsi troppo per alcune linee di febbre e verificare in concreto se il quadro complessivo è alterato».

Avete avuto qualche caso di estrema serietà?

«Sì, due bambini hanno lamentato serie complicanze per infezioni batteriche e altre patologie sovrapposte alla forma influenzale. Per entrambi si è reso indispensabile il trasferimento e il ricovero nel reparto Rianimazione dell’Ospedale di Bologna. Ora stanno riprendendosi».

L’età media dei vostri ospiti?

«La maggior parte ha meno di tre anni».

Possiamo guardare con un po’ più di fiducia alle prossime settimane? Il peggio è passato?

«Ce lo auguriamo e in effetti mi sembra di notare che la fase più acuta, il picco dell’influenza stagionale, stia rallentando e vada gradualmente esaurendosi. Molto dipenderà anche dalle condizioni climatiche che interesseranno il territorio reggiano. Siamo ancora ad inizio febbraio, ma la vera e propria epidemia dovrebbe aver finalmente svoltato e dovrebbe cominciare a scendere. Lo sapremo meglio nell’arco di una quindicina di giorni quando si potrà fare un bilancio».


 

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