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Scappava all’estero: catturato lo “zio”

di Ambra Prati
Scappava all’estero: catturato lo “zio”

Dopo il caso del pizzaiolo di Castellarano, fermato il 46enne considerato il capo dell’associazione smantellata dalla Dda

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REGGIO EMILIA. È stato fermato vicino al confine del Brennero dalla polizia e polstrada di Bolzano, mentre cercava di scappare dall’Italia. La meta pareva vicina ai fuggiaschi: ma grazie alle celle telefoniche a Vipiteno l’auto Infiniti sulla quale viaggiavano Ylli Seferi, 46 anni, e la moglie Valbona Qemalli, 45 anni, è stata bloccata. L’uomo è finito in carcere, la donna all’obbligo di dimora a Castellarano.

È durata poco la fuga dello “zio”, come lo chiamavano i sodali in codice: Seferi, che ora dovrà rispondere di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, per gli inquirenti (i pm della Dda di Bologna Roberto Ceroni e Francesco Calecala) era il capo dell’organizzazione.

Le organizzazioni smantellate dall’operazione Rexton (dal nome delle auto di grossa cilindrata predilette dai trafficanti) in realtà erano due, intrecciate tra loro: una di marocchini operante su Bologna, specializzati nell’hascisc, e l’altra di albanesi con base a Castellarano, che compravano l’hascisc dai “cugini” e cocaina e marijuana in grossi quantitativi dall’Olanda per poi smerciarli in tutta l’Emilia-Romagna.

La maxi indagine, partita a fine 2015, ha contato sequestri di partite record (22 chili di cocaina, 1.200 di hascisc, 30 chili di marijuana, 3mila ore di intercettazioni ambientali e 15mila di intercettazioni telefoniche su 200 utenze italiane e 80 utenze straniere) è culminata in 26 indagati e 21 ordinanze di custodia cautelare, eseguite mercoledì scorso dalla Squadra Mobile di Bologna e Reggio Emilia. Nella rete era finito tra gli altri Ardiani Dema, 45enne pizzaiolo già ai domiciliari considerato il “custode” della coca: suo l’appartamento di via Manzoni 9, dove dalla cantina e dalla camera da letto erano sbucati 19,5 chili di cocaina, 23,5 chili di marijuana e 4,2 chili di hascisc. Tra coloro che invece erano riusciti a sfuggire al blitz figurava appunto Ylli Seferi, considerato personaggio apicale del gruppo di persone, spesso imparentate tra loro, che gravitavano nella zona ceramiche.

Secondo il capo d’imputazione, Seferi aveva un ruolo di vertice consistente nel promuovere, dirigere, finanziare e organizzare le attività illecite dell’associazione. Dall’individuazione dei canali di approvvigionamento alla gestione delle fasi di acquisto, dal trasporto all’importazione, dai prezzi alle tempistiche: era lui la “mente”. Un’attività intensa che lo portava a girare per tutta Europa: seppur domiciliato a Castellarano, dove aveva la disponibilità di diversi immobili, Seferi era in costante movimento e le sue calate a Castellarano erano sempre finalizzate a chiudere alcuni affari.

Una serie di compravendite di droga documentate e agli atti, al centro delle quali c’era sempre Seferi, che impartiva le direttive a complici di volta in volta diversi. Cessioni all’ingrosso, da minimo un chilo: come il 26 febbraio 2016, quando a Castellarano Seferi e altri vendono a un interlocutore non identificato tre chili di cocaina al prezzo di 92mila euro; il 14 maggio 2016 a due milanesi cedono due chili di cocaina; il 21 maggio 2016 portano e custodiscono a Castellarano alcuni chili di polvere bianca. Si svolge invece tra Castellarano e l’Olanda, il 21 giugno 2016, la trasferta saltata perché all’ultimo minuto i quattro narcotrafficanti, tra i quali Ylli, si accorgono di essere spiati. Hanno organizzato tutto: l’auto dotata di vano a scomparsa, accuratamente controllata per escludere intercettazioni, i contanti nascosti sulla macchina e il viaggio in direzione Olanda. Una volta arrivati lì, però, rinvengono microspie e impianti Gps: e così desistono.

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