Accusato di induzione alla concussione e violenza sessuale, l’ex ispettore assolto con formula piena
Reggio Emilia, l’avvocato difensore: «Dopo quattro anni è stata fatta giustizia»
REGGIO EMILIA. Assolto con formula piena: si è concluso così il processo di primo grado a carico di Antonio Fazzolari, l’ex ispettore della questura di Reggio – ora in pensione – finito alla sbarra con l’accusa di concussione (reato riqualificato in induzione alla concussione, si verifica quando un pubblico ufficiale induce terzi a dare o promettere qualcosa abusando della sua qualifica), violenza sessuale e omissione di atti d’ufficio.
Per i primi due capi d’imputazione il collegio giudicante – presidente Cristina Beretti, a latere i giudici Andrea Rat e Luca Ramponi – ha assolto il poliziotto per non aver commesso il fatto, per il terzo capo perché il fatto non costituisce reato.
Una vittoria piena, considerando che il pm Maria Rita Pantani, nella sua requisitoria durata un’ora, ha chiesto una condanna a 8 anni. L’ex ispettore ha appreso dell’esito via cellulare dalla moglie, presente in aula, e si è messo a piangere per il sollievo. Nulla di fatto per l’avvocatura dello Stato, rappresentata dall’avvocato Mario Zito, che aveva chiesto per conto del Ministero dell’Interno un risarcimento danni in sede penale, senza demandare al civile, di 25mila euro.
L’indagine era partita da una confidenza fatta da una prostituta, dopo una retata che aveva fatto scattare il foglio di via alla rumena. La lucciola – riferiremo solo il nome, Alina – aveva detto che quel poliziotto andava a scacciarle, ma poi pretendeva prestazioni gratis: una sorta di “scambio di favori” alle quali quasi tutte sottostavano, per evitare problemi. Alina però aveva detto di no; da qui, a suo dire, la ritorsione. La questione, segnalata dall’Ufficio Immigrazione nel 2012, si era trasformata in indagine interna della Squadra Mobile, al tempo diretta dal dottor Domenico De Iesu; poi in una incriminazione nei confronti di Fazzolari, all’epoca in servizio alle Volanti.
L’avvocato di quest’ultimo, Mauro Mocchi del Foro di Milano, ha presentato una memoria difensiva di 45 pagine: a partire dalla genesi del procedimento, nel documento sono state messe in evidenza l’impossibilità di consumare rapporti sessuali nella cella della questura, la correttezza e gli encomi dell’ispettore durante il servizio, le numerose contraddizioni nelle quali sono cadute le prostitute, l’assenza di minacce esplicite o costrizioni in rapporti consumatisi fuori dall’orario di lavoro.
L’omissione di atti d’ufficio si riferiva ai nominativi di due prostitute, controllate ma non registrate nella relazione di fine turno e nella banca dati. Contestazione caduta perché lo stesso De Iesu ha precisato che le disposizioni sono di massima e l’atto non era dovuto.
«Al termine di un processo-calvario per il mio assistito, durato ben quattro anni tra indagini preliminari e l’opposizione del pm al Riesame, giustizia è stata fatta», ha commentato l’avvocato Mocchi. Il pm Pantani ha annunciato che farà ricorso in Appello.
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