Anpi: «Basta disonore sul nostro vessillo»
Fiaccadori, presidente dell’associazione partigiani: «È stato trasformato in un emblema di lutto»
REGGIO EMILIA. «La destra spesso ha fatto ricorso in modo vistoso ed esteriore ai concetti di patria e di bandiera, cercando di coprire la sostanza dei suoi comportamenti e di ciò che hanno fatto le forze da cui traggono ispirazione. Al Tricolore hanno portato non solo lutti e disgrazie, ma anche tanto disonore». L’Anpi si schiera al fianco della Gazzetta. E, dopo i gravi fatti di Macerata, aderisce alla campagna lanciata ieri per salvare il Tricolore dall’uso strumentale che ne fanno i razzisti. È il presidente provinciale Anpi, Ermete Fiaccadori, a pretendere di evitare una strumentalizzazione xenofoba della nostra bandiera, rivendicando da una prospettiva di sinistra il ruolo che il vessillo nazionale riveste nella Costituzione, nella quale – all’articolo 12 – si legge che «la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni». Per Fiaccadori, «un uso appropriato dell’emblema e del simbolo del Tricolore è più che mai opportuno. Chi, come Traini, cerca di coprirsi le spalle con il nostro vessillo per coprire in realtà le sue malefatte rappresenta la negazione della sostanza della nostra bandiera, una sostanza che richiama ai valori di uguaglianza di tutti i cittadini, come dice la Costituzione nell’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza a prescindere dal sesso, dalla razza e dalle opinioni politiche. L’uso razzista è quindi l’esatto contrario che al Tricolore si è voluto dare con l’unità d’Italia e con la Costituzione. Per questo motivo condivido il senso della proposta della Gazzetta». Proprio nei giorni scorsi l’Anpi ha dato il via ad una raccolta firme a favore dell’applicazione della legge Scelba, insieme ad altre 22 sigle tra partiti e sindacati, per rispondere al virus della violenza e della xenofobia. Ma come mai la sinistra – e gli stessi partigiani – per decenni hanno messo in secondo piano una bandiera che di fatto rappresenta l’unità nazionale per la quale hanno combattuto? «Per decine di anni – aggiunge il presidente reggiano Anpi – c’è stato un ritardo della sinistra nel suo complesso. Un ritardo che è stato anche una sottovalutazione del valore simbolico della bandiera, forse da parte delle stesse associazioni combattentistiche. Un ritardo culturale che credo negli ultimi 20 anni sia stato tuttavia colmato». Secondo Fiaccadori, «un tempo si faceva fatica a riconoscersi nel Tricolore. E questo è stato un limite della sinistra. Oggi non è più così perché ci si riconosce nella bandiera non solo come simbolo, ma anche per la sostanza di ciò che rappresenta. È per questo penso sia giusto stigmatizzare con forza un uso improprio della bandiera come avvenuto per i fatti di Macerata». (e.spa.)
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