Gazzetta di Reggio

Reggio

«Tutti insieme per salvare la bandiera»

di Adriano Arati
«Tutti insieme per salvare la bandiera»

Matthias Durchfeld e Massimo Storchi di Istoreco sulla campagna della Gazzetta: «Riflettiamo sul rispetto delle persone»

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REGGIO EMILIA . «Ancora prima del Tricolore, difenderei le persone. La parola chiave è “insieme”». E poi: «Anche io cito De Gregori: “La storia siamo noi, nessuno si senta escluso…”». Ha generato una sorprendente ed eterogenea cascata di reazioni, la campagna della Gazzetta, lanciata dopo l’attentato di Macerata per salvare il Tricolore da strumentalizzazioni xenofobe e razziste. «Credo che la città del Tricolore qualcosa debba dire e fare nei confronti di Luca Traini, lo sparatore di Macerata – si legge nell’appello della Gazzetta – E contro tutti coloro che fanno un uso insensato, disgustoso, speculativo e tragico della bandiera e di ogni parola che ci riguarda insieme: Paese, Nazione, Popolo, Democrazia, Italia». E da qui partono anche Matthias Durchfeld e Massimo Storchi di Istoreco, l’istituto storico reggiano. Le loro riflessioni si uniscono ai tanti contributi arrivati nella giornata di ieri e alle tante discussioni apparse sul web e sui social network a seguito dell’editoriale.

«Prima del Tricolore difenderei le persone. Per me l’uomo libero può scegliere liberamente dove vivere, ma non tutti la pensano così. Bene. Parliamone: possono venire tanti “stranieri” in Italia o solo pochi? Parliamo di cosa vuol dire tanti e cosa vuol dire pochi. Ma una cosa è certa: gli “stranieri” che ci sono, sono persone. Non sono di seconda classe», sostiene Durchfeld, coordinatore dei Viaggi della Memoria. «Non sto dicendo che sono tutti dei santi – aggiunge – Ma mi sembra che questo valga anche per gli europei “nativi”. Anche per gli italiani. Abbiamo dimenticato le stragi di Stato e la mostruosa criminalità delle mafie. Ma adesso, di tutti i nostri mali sono colpevoli coloro che sono arrivati ieri?», si chiede.

A pochi giorni dal raid di Luca Traini, la sparatoria di Macerata è diventata soprattutto un caso politico. «A parte i casi sociali come la mente razzista e confusa di questo Luca Traini, un problema è rappresentato dal periodo di campagna elettorale. Chi dice la più grossa e più assurda ha più probabilità di successo. Invece sarebbe importante fermarsi e analizzare». Riflettere su cosa?

Per Durchfeld è necessario un «“New Deal” culturale, che finanzi riflessione, analisi e azioni. E che dovrebbe affrontare il tema fondamentale di quest’epoca: come stare insieme su questa terra. Insieme. Una parola che a Reggio si conosce bene. Collettività, comunità, accoglienza, solidarietà, memoria. Sono queste le risposte da dare ai criminali come Traini».

Cambia prospettiva invece lo storico Massimo Storchi: «Voglio citare anch’io De Gregori, quando ci ricorda: “Attenzione, la storia siamo noi, nessuno si senta escluso”. Una storia che coinvolge tutti gli italiani, antifascisti e non, senza distinzioni di appartenenza o di futura scelta elettorale. Coinvolge tutti perché arriva alle radici stesse della convivenza democratica, al nostro sentirci o meno parte di questa nazione, ai nostri simboli più importanti come il Tricolore». Per Storchi, i fatti di Macerata non arrivano dal nulla. «Si poteva prevedere l’accaduto? Sì, credo di sì. Quando si lascia che le parole esprimano odio, divisione, vendetta, violenza, prima o poi arriva sempre un qualche sgangherato che mette in pratica quelle cattive parole, frutto di un cattivo pensiero, producendo violenza e dolore».

E si arriva al Tricolore: «Ci sorprendiamo che quello sgangherato che ha tentato una strage si sia coperto del simbolo nazionale per affermare un suo “diritto” alla cieca vendetta, ma non siamo mai riusciti a ragionare proprio su quel simbolo che Reggio ha dato alla nazione. Non siamo riusciti, anche in questo caso, a farlo condividere davvero. Perfino a Reggio il 7 gennaio si festeggia soft, scuole e negozi aperti, business as usual, come pretendere che la ricorrenza diventi festa nazionale, festa vera per tutti gli italiani?». E infine: «Abbiamo riflettuto su quel simbolo, che come Mario Luzi ci ricordò nel giorno del Bicentenario “Ne ha di macchie e di abusi, il Tricolore, di vergogne e di smarrimenti”?».

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