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Bambina di 6 anni legata al letto e stuprata dallo zio

di Ambra Prati
Bambina di 6 anni legata al letto e stuprata dallo zio

Reggio Emilia: tre anni di atti sessuali sulla nipotina. L’uomo, oggi 56enne, ha problemi fisici e psichici. Si discute sulla imputabilità

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REGGIO EMILIA. Lo zio l'avrebbe legata al letto con delle corde e violentava a più riprese. È solo uno squarcio su una tremenda vicenda di abusi su una bambina che all’epoca dei fatti aveva 6 anni. Ora – siamo in fase di udienza preliminare – si potrebbe andare verso il rinvio a giudizio per lo stupratore: lo zio della piccola, accusato di violenza sessuale aggravata. L’aggravante consiste nell’età della vittima, ai tempi minore di 10 anni.

La madre, sorella del presunto aguzzino, secondo l’accusa era al corrente di quanto accadeva perché sarebbe intervenuta più volte all’interno della stanza del fratello, anche per slegare la figlia, oltre ad aver ricevuto in più occasioni gli sfoghi della piccola. La donna non compare in questo troncone del processo perché ha scelto il rito ordinario, e quindi la sede dibattimentale, per rispondere di omissione di controllo.

La vicenda ha avuto per teatro un Comune della Val d’Enza, dove la minore viveva con la famiglia, compreso lo zio. In sede di incidente probatorio in audizione protetta, la vittima ha scoperchiato una vicenda horror.

Gli atti contestati risalgono al periodo tra il 2010 e il 2013. Tre anni d’inferno, secondo il capo d’imputazione, in cui lo zio, con violenza consistita nel tenerla bloccata per le braccia, costringeva la bimba a subire atti sessuali. L’uomo avrebbe usato anche alcune corde per legare la piccola al letto. Secondo l’accusa, l’avrebbe indotta a masturbarlo e ad avere un rapporto orale. Rapporti sessuali reiterati e completi, secondo la Procura. Accuse negate dallo zio, che ha ammesso solo palpeggiamenti.

Il procedimento penale ha avuto un iter travagliato e altalenante, pur avendo, l’indagato, scelto il rito abbreviato. Sottoposto all’inizio ad una misura cautelare, lo zio – all’epoca 52enne, con una elevata disabilità fisica e con problemi psichici – è stato sottoposto ad una prima perizia che lo ha definito incapace di partecipare al processo. L’indagine preliminare ha quindi subìto una battuta d’arresto, finché una seconda perizia ha stabilito, al contrario, la sua capacità processuale, facendo ripartire le udienze. Ieri, davanti al gup Luca Ramponi, le parti – il pm Valentina Salvi per l’accusa, l’avvocato difensore Gianluca Tencati del Foro di Rimini, l’avvocato Marco Scarpati per l’Unione Val d’Enza che intende costituirsi parte civile – alla presenza dell’uomo, ora collocato in una comunità di accoglienza, si sono confrontate sull’opportunità di una ulteriore perizia al fine di stabilire se l’imputato all’epoca dei fatti era capace di intendere e di volere, che è cosa diversa dalla capacità di stare in giudizio. L’incarico è stato affidato allo stesso perito che ha redatto la seconda consulenza.

«Una vicenda bruttissima – ha commentato l’avvocato Scarpati –. La minore negli anni ha cambiato diverse famiglie affidatarie; ora è in un luogo protetto. A nostro avviso, il perno del procedimento non sono i fatti. Mi ripugna l’idea di un processo contro una persona incapace di intendere e di volere. Allo stato, lo zio risulta parzialmente capace e quindi imputabile, semmai punibile con una pena attenuata».

La prossima udienza si svolgerà il 5 marzo prossimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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