Gazzetta di Reggio

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«Nessuno tocchi la bandiera nazionale»

di Roberto Fontanili
«Nessuno tocchi la bandiera nazionale»

Anche l’Arci aderisce alla campagna della Gazzetta. E rilancia la raccolta firme per sciogliere le associazioni nazi-fasciste

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REGGIO EMILIA . Immediata adesione dell’Arci non solo all’appello della Gazzetta in difesa del Tricolore da ogni strumentalizzazione xenofoba e razzista, ma anche a quello lanciato dall’Anpi nazionale in vista della manifestazione in programma sabato 10 febbraio a Macerata.

«Abbiamo aderito alla manifestazione di sabato, per dire no a tutti i fascismi e i razzismi – scrivono dall’Arci provinciale, tra i sottoscrittori dell’appello e della raccolta di firme per la campagna “Mai più fascismi” indetta dall’Anpi – Lo abbiamo fatto perché il raid compiuto a Macerata ai danni di sei persone di origine sub sahariana è gravissimo e non è un episodio isolato. Un gesto brutale contro uomini inermi, la cui unica colpa è stata quella di cercare un futuro migliore nel nostro paese».

Dall’Arci sottolineano anche come l’immagine dell’attentatore del raid xenofobo di Macerata con il Tricolore sulle spalle usurpi il simbolo dell’unità rappresentata dalla nostra bandiera.

«L’immagine dell’attentatore – continuano dall’associazione – con la bandiera italiana sulle spalle ferisce doppiamente se vista da Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza e patria del primo Tricolore, poiché quest’atto di terrore è stato compiuto usurpando il simbolo della nostra unità nazionale. Se c’è un mondo che crede di poter compiere violenze in nome di qualsiasi vessillo, frutto del sangue versato da chi ha creduto nella libertà, significa che qualcuno l’ha consentito, che piccoli e grandi gesti hanno scavato giorno dopo giorno erodendo nel silenzio le fondamenta della nostra democrazia».

Dall’Arci arriva anche una forte critica verso chi in questi giorni ha in qualche modo tentato di giustificare l’accaduto. «Sono inaccettabili – sostengono dall’associazione – le dichiarazioni di chi ha tentato di giustificare o normalizzare i fatti di Macerata. Per alcune forze politiche le vittime sono addirittura diventate i colpevoli, in una mistificante e intollerabile inversione dei ruoli. Serve una condanna unanime, insieme a una grande mobilitazione, prima di tutto culturale, per denunciare chi ha costruito le proprie fortune politiche sull’uso disinvolto del razzismo e per fare in modo che il senso di umanità e civiltà prevalga sulla retorica della paura». Nel confermare il proprio impegno e il voler tener viva la memoria affinché quanto accaduto non si ripeta mai più, l’Arci si richiama alle parole della neo-senatrice a vita Liliana Segre, che in un intervista qualche giorno fa ha dichiarato: «Seppur diversi i contesti storici, restano identici i meccanismi che danno vita a capri espiatori e fantasmi sociali. Mi sembra di rivivere cose orribili del passato. Il tempo ha cancellato la memoria delle tragedie». Da ultimo, l’Arci reggiana ricorda la propria adesione all’appello “Mai più fascismi”, la campagna portata avanti da Anpi, associazioni, partiti e sindacati con cui «chiediamo tra le altre cose che le organizzazioni neofasciste e neonaziste siano sciolte per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni ’70 e come previsto dalla Costituzione».

Dall’Arci stanno raccogliendo le firme a sostegno dell’appello: «Lo faremo anche domani all’Altro Teatro di Cadelbosco Sopra, in occasione dello spettacolo di Bebo Storti “La nave fantasma”». Uno spettacolo che rievoca la dolorosa vicenda accaduta il 25 dicembre 1996, quando al largo delle coste siciliane affondò un piccolo battello carico di migranti provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka e le vittime furono 283.

In attesa delle decisioni della riunione che si è svolta a Macerata per definire le modalità organizzative, Anpi, Arci, sindacati e associazioni reggiane si sono mobilitati per garantire la partecipazione di una nutrita delegazione alla manifestazione in programma sabato nella città marchigiana. (r.f.)

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