Mutilazioni genitali Reggio in prima linea
La pratica coinvolge 200 milioni di bambine nel mondo
REGGIO EMILIA. Si è celebrata il 6 febbraio la Giornata mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili, una pratica violenta ed illegale che lede fortemente la salute psichica e fisica di chi la subisce. Sono oltre 200 milioni le bambine e le ragazze nel mondo che sono costrette a questo atto barbarico contro i diritti umani. Anche in quest’occasione la nostra città ha voluto far sentire la propria voce e martedì pomeriggio in Sala del Tricolore si è tenuto l’evento intitolato “Mutilazioni Genitali Femminili. Rompere il Tabù, Mutilare l'ignoranza” nel corso del quale i referenti di diverse istituzioni e associazioni che compongono il Tavolo Interistituzionale Mgf (mutilazioni genitali femminili) hanno firmato il protocollo d'intesa per la prevenzione e il contrasto delle Mgf. A presenziare all’evento gli assessori Natalia Maramotti e Serena Foracchia.
È proprio l’assessore Maramotti a introdurre il tema, sottolineando come «il percorso che molte donne hanno svolto da una condizione di oppressione a quella di liberazione non sia per nulla ultimato». Inoltre, è stato detto, «la sottoscrizione segna un ulteriore passo avanti per la posizione della nostra città che è sempre in prima linea per la tutela dei diritti umani».
Anche l’assessore Foracchia rimarca l'impegno costante di Reggio Emilia in tema di dignità della persona, riferendo quanto sia importante «la relazione con i 28.000 stranieri che risiedono nella nostra città per incontrarsi, conoscere e comprendere il vissuto di queste persone, lasciando da parte ogni tipo di pregiudizio».
Perché dunque il tema delle mutilazioni genitali? «Molti di questi stranieri sono figli che continuano a vivere nella cultura d’origine dei genitori – spiega la Foracchia –. Nessuna tradizione può però ledere i diritti dell'uomo e della donna. Sono 200 milioni le donne che hanno subito le mutilazioni, in trenta diversi Paesi e tre continenti, 68 milioni sono quelle a rischio entro il 2030. Questi dati ci toccano e devono riguardare tutti noi». Oltre al Comune di Reggio Emilia, hanno firmato il protocollo l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia, l’Ausl, l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, la Fondazione Mondinsieme, l’associazione Nondasola di Reggio Emilia, il Forum Donne Giuriste di Reggio Emilia, l’associazione Italiana Donne Medico di Reggio Emilia, Associazione Medici con l'Africa Mo-Re, Unicef di Reggio Emilia, associazione Donne Immigrate dell’Emilia Romagna, Admiser, Comunità Egiziana di Montecchio e di Reggio Emilia, Organizzazione Italo Marocchina di Amicizia e Cooperazione di Reggio Emilia e Provincia Oimac e Comunità Nigeriana di Reggio Emilia.
In merito ai danni che le mutilazioni genitali femminili possono portare alla salute psicofisica prima, durante e dopo l'intervento, è intervenuto Andrea Foracchia, ginecologo dell'associazione Medici con l’Africa Mo-Re, riferendo che «trovare spiegazioni a queste pratiche non significa giustificarle, serve invece per capire e contrastarle meglio». Si tratta infatti di un vero e proprio rito che riguarda unicamente le giovani donne, al termine del quale vengono festeggiate dall'intera comunità femminile del villaggio. È così infatti che si diventa “signorine”. Questo per garantire che ciascuna ragazza arrivi pura al matrimonio, ma non si tiene conto del fatto che l'operazione viene eseguita in condizioni tutt'altro che igieniche e con strumenti di certo non professionali. «Le complicazioni a volte ci sono e a volte no – continua il ginecologo – ma le conseguenze ci saranno sempre. Nella loro carne rimarrà inciso il segno di una sottomissione che dovranno affrontare. Per non parlare del senso di tradimento che le bambine provano verso i propri genitori per aver permesso tutto ciò. Oltre al rischio d'infezione poi, è facile che la donna non riesca a procreare e, se ci riesce, si può verificare il parto ostruito».
Elisabetta Negri, direttore delle attività socio-sanitarie dell’Ausl di Reggio Emilia sottolinea l'importanza a questo proposito della prevenzione e della sensibilizzazione attraverso un rapporto di fiducia tra operatore e paziente perché «una madre più acculturata sarà più sensibile ai bisogni dei propri bambini e non permetterà che un tale danno venga riproposto alle sue figlie».
Senza dimenticare che la mutilazione genitale femminile è anche un reato: l’avvocato Giovanna Fava (Forum Donne Giuriste di Reggio Emilia) spiega che il 46% delle donne che praticano l’escissione non ha consapevolezza del fatto che è un reato. «Io vorrei che tutti gli esseri umani fossero padroni del proprio destino e quando parliamo di diritti umani è un fatto che riguarda ognuno di noi. Come mai arrivano pochissime denunce? Ho il sospetto che si tenda a chiudere gli occhi di fronte a questo dramma, perché non lo si comprende. Chi pratica quest’abominio rischia pene gravissime».
Durante la giornata, spazio anche alle letture di Monica Morini del Teatro dell’Orsa e, a conclusione dell’evento, la performance gospel a cura del Redeemed Christian Church of God “Power House” Choir.
GUARDA IL VIDEO
DEL CORO GOSPELwww.gazzettadireggio.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
