Asp Don Cavalletti privatizzata sarà di nuovo stato di agitazione
Carpineti: il Comune conferma di non voler fare passi indietro, si riaccende la protesta dei dipendenti Frigeri (Cgil): «Scelte improvvisate e poco chiare, non ci stiamo». Bottazzi (Pd): «Siamo preoccupati»
CARPINETI. Si riaccende il dibattito sul futuro dell’Asp Don Cavalletti, la struttura di assistenza pubblica per anziani di Carpineti, dopo l’assemblea andata in scena mercoledì sera al Bar Sport di Valestra. Nell’occasione, oltre a presentare il piano di investimenti per il 2018, il sindaco Tiziano Borghi ha infatti confermato l’intenzione di esternalizzare il servizio ad un ente privato ancora da individuare, per ragioni prettamente economiche.
Niente di nuovo rispetto alla strada che la giunta aveva già annunciato di voler intraprendere sin dalla scorsa estate, alla quale avevano fatto seguito proteste e incontri. Il tentativo di dialogo proposto dalle controparti non ha portato ad un cambio di direzione, così i sindacati preannunciano una nuova battaglia.
«Se quello che è stato presentato è un piano di investimenti – sottolinea Maurizio Frigeri, segretario generale di Cigl Reggio Emilia – qualcosa non torna, perché è il contrario: un disinvestimento. Siamo di fronte ad improvvisazione, pressapochismo e mancanza di rispetto per le persone. I dipendenti, ma anche chi usufruisce di un servizio assistenziale nei paesi appenninici. Lascia perplesso, in tal senso, anche il disinteresse dei sindaci di Castelnovo e Ventasso».
La Don Cavalletti ospita una settantina di anziani nella casa protetta di Poiago: in un piano opera il personale Asp, nell’altro quello della cooperativa bolognese Ancora. «A livello contrattuale – prosegue Frigeri – assistiamo a una situazione ibrida, specchio della tanta confusione legata al futuro dell’Asp Don Cavalletti. Tutto sembra essere lasciato all’improvvisazione. Quasi il 50% del personale della casa protetta sono i famosi “somministrati” – ampiamente sopra il limite del 7% –, dipendenti di un’agenzia interinale. Questi, con una programmazione seria, avrebbero potuto intraprendere un percorso di stabilizzazione tramite appositi concorsi, come previsto dalla riforma Madia. Nel servizio di assistenza domiciliare tre operatori socio sanitari sono interinali, due dipendenti Asp e sei dipendenti comunali in comando. In più ci sono i 29 operatori della cooperativa. È la Gerusalemme dei contratti».
È proprio sul futuro dei dipendenti pubblici che Frigeri pone l’attenzione: «Da parte del sindaco Borghi non c’è interesse a dialogare. Nell’incontro dell’altra sera, al quale erano presenti alcune lavoratrici preoccupate, sono state date risposte evasive e poco chiare. Nel frattempo sono stati tagliati cinque dipendenti, passando da 74 a 69, con la riduzione delle ore di riabilitazione (7) e di cucina (3) e degli Oss (76, due operatori in meno). E se è vero che il Comune propone di mantenere i dipendenti pubblici, lo è altrettanto il fatto che si parla di una fase transitoria e con un soggetto privato subentrante che potrebbe fare scelte differenti. Martedì prossimo, 13 febbraio, incontrerò i lavoratori: siamo pronto a proclamare nuovamente lo stato di agitazione».
L’accusa di Frigeri riguarda anche la poca chiarezza sulle ragioni della scelta del Comune: «Non ho mai visto un bilancio, si diceva che il disavanzo fosse di 80mila euro, poi di 60mila. Tutto senza documenti che lo attestino. In più si parla di un intervento di ristrutturazione da 1,5 milioni che l’amministrazione non può sostenere. Ma se il servizio fosse esternalizzato, davvero il Comune pensa che non sarebbe coinvolto nelle spese di ristrutturazione? Per non parlare dello studio di fattibilità “monco” realizzato per giustificare la scelta, commissionato a un commercialista che guarda caso è presidente di un’Asp a Guastalla. Inopportuno, un autentico conflitto di interessi. Si parla solo di costi e non di posti di lavoro. Se non si garantisce la qualità del lavoro, non si può certo garantire quella dei servizi».
All’incontro hanno partecipato esponenti dell’opposizione come Dario Bottazzi del Pd: «Non riusciamo a comprendere su quale base sia stata decisa la privatizzazione. Non sono infatti disponibili i bilanci del 2017 e l’ultimo, quello del 2016, si è chiuso in pareggio. A dispetto della mancanza di dati, la proprietà ha commissionato uno studio chiedendo di affrontare il tema della ristrutturazione dell’Asp da un punto di vista meramente contabile. Abbiamo forti preoccupazioni per il futuro dei lavoratori, ma l’amministrazione Borghi non sembra avere una visione chiara e documentata anche degli effetti che, con una scelta di privatizzazione, subirà la rete dei servizi agli anziani della montagna».
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