La Reggiana fa le condoglianze per la morte del “Mecco”, ma lui sta giocando a carte
La Reggiana calcio diffonde un comunicato di condoglianze però la notizia del decesso di Domenico Mussini non è vera
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.16455993:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/reggio-emilia-domenico-mussini-io-morto-mi-hanno-allungato-la-vita/90279/90747]]
REGGIO EMILIA. «La notizia della mia morte è un’esagerazione». Il 2 giugno del 1897 circolò la voce che fosse deceduto e, intervistato da vivo dal New York Journal, Mark Twain rispose così. Lo scrittore americano era un umorista e questo lo aiutò a sdrammatizzare.
Il “Mecco”, al secolo Domenico Mussini, allenatore del calcio giovanile reggiano e scopritore di talenti, che proprio domani compie 80 anni, da uomo genuino quale è, si lascia invece sfuggire il suo caratteristico “Zio candela! Mi hanno allungato... la morte”, dopo che la Ac Reggiana 1919 Spa, con un comunicato (poi smentito 32 minuti dopo con una errata corrige), ieri mattina alle 10.56 ha annunciato via mail la notizia del suo decesso, esprimendo le più sentite condoglianze alla famiglia Mussini.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.16455971:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.16455971:1649790863/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma il Mecco, proprio a quell’ora, era nel posto dove lo si può trovare ogni giorno, al Centro sociale Buco Magico, con le carte da Ramino in mano, intento a giocare con un gruppo di amici.
Ed è sempre lì che, nel primo pomeriggio di ieri, lo abbiamo raggiunto per commentare con lui – per fortuna da vivo – la notizia falsa della sua morte che, in un primo momento, si era diffusa rapidamente e aveva gettato nello sconforto gli amici, i suoi ex giocatori e tutti coloro che lo conoscono.
«Non riesco a capire cosa possa essere successo e come mai sia circolata una simile notizia. Tra l’altro ero domenica allo stadio, per Reggiana-Pro Piacenza, e c’erano tutti... Sono stato qualche giorno in ospedale, due mesi fa, ma per fortuna adesso sto bene. Mi hanno allungato... la morte», aggiunge con una risata, volendo dire che gli hanno allungato la vita.
E domani, il Mecco compirà 80 anni, trascorsi sui campi di calcio, a insegnare a giocare ai bambini e ai ragazzi, a scoprire talenti da lanciare in serie A o comunque nel calcio professionistico, prima di dedicarsi alle altre sue grandi passioni, le carte e il gioco delle bocce.
«Sono stati 80 anni di sacrifici ma anche di soddisfazioni. La più grossa è quella di non aver mai avuto ladri o ragazzini drogati all’interno dello spogliatoio. Ogni volta che vedevo un bambino girare in bici lo fermavo: “Giochi al pallone? Vieni alla Rosta Nuova, io sono il più forte di tutti”, gli dicevo. Ho sempre avuto da sette a dieci squadre, con più di 150 bambini: e non pagavano una sola lira per giocare al pallone. Volevo bene a tutti, come un padre, e li andavo a reclutare in ogni parte della città, per evitare che stessero per strada e finissero nei guai. Personalmente, sono stato anche premiato dalla Figc con la stella d’oro, come scopritore di talenti nel settore giovanile, e dal Coni provinciale con la stella al merito sportivo».
Il 18 aprile 2015, inaugurando l’impianto rinnovato della Rosta Nuova (il “suo” campo), dove è stato realizzato un fondo in sintetico, è stata scoperta una targa di ringraziamento al Mecco per la sua dedizione al calcio. Nell’occasione Domenico Mussini si era commosso.
«Anche quella lì... Quella volta, come oggi, fu una grande sorpresa per me perché, in linea generale, le targhe le mettono ai morti...».
Ma in quel campo, per quasi trent’anni, il Mecco ha fatto la storia della Rosta Nuova e, perché no, della città di Reggio Emilia, e quel riconoscimento – nel giorno dell’intitolazione del campo sintetico a Chiarino Cimurri – se lo è davvero meritato. In quasi settant’anni vissuti nel calcio, e alla vigilia del suo ottantesimo compleanno, Domenico Mussini avrebbe un’infinità di aneddoti legati al calcio e ai suoi tanti ragazzi ma non c’è più tempo, il “dovere” lo chiama: i suoi amici aspettano che si rimetta a sedere, prenda di nuovo in mano le carte e finisca quella partita a Ramino iniziata poco prima. La morte, quella sì, invece può aspettare...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
