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Reggio Emilia, non tornerà in cella il 71enne che a Natale uccise la sorella

di Ambra Prati
Reggio Emilia, non tornerà in cella il 71enne che a Natale uccise la sorella

Il tribunale del Riesame respinge il ricorso della procura: «Govi non è una persona pericolosa, resti ai domiciliari»

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REGGIO EMILIA. «Si è dinanzi sì a una persona pericolosa, ma non a un livello tale da giustificare l’applicazione nei suoi confronti del carcere» ed è difficile che uccida ancora perché riteneva la sorella «una delle cause della condizione di difficoltà esistenziale in cui versava, e non già una persona con la quale aveva avuto un alterco estemporaneo».

Con questa motivazione il tribunale del Riesame, che si era riservato di decidere, ha aderito alla tesi degli avvocati difensori Marco Fornaciari e Nico Vaccari. Franco Govi, che a Natale ha ucciso la sorella e proprio domani compirà 71 anni, resta ai domiciliari nella struttura sanitaria messa a disposizione dal Dipartimento di salute mentale dell’Ausl, che già seguiva sia lui sia la sorella.

Niente carcere, a differenza di quanto avrebbe voluto il pm Giacomo Forte, che il 20 gennaio scorso aveva impugnato la decisione del giudice Giovanni Ghini di sostituire la detenzione in carcere con gli arresti domiciliari nella struttura residenziale.

Il 25 dicembre Govi strangolò nel bagno di casa, in via Bologna 10 a Canali, la sorella Franca di 61 anni e tentò di suicidarsi con un coltello da cucina. Fu l’omicida stesso ad avvisare il 118, per poi attendere le forze dell’ordine seduto tranquillo su una sedia, accanto al cadavere della sorella. Un delitto acclarato, visto che Govi è reo confesso.

Ora l’articolata motivazione del Riesame, che ha ritenuto di disattendere l’appello dell’accusa. In primis alla luce della giurisprudenza precedente: Govi è incensurato, è un ultra 70enne e per quell’età la custodia cautelare è applicabile solo «per esigenze cautelari di eccezionale rilevanza» e per pericolosità sociale e di reiterazione.

Invece per il Riesame «il soggetto è affetto da depressione maggiore», nella struttura sanitaria è parso «collaborante» e «non può essere ritenuto un soggetto incline a comportamenti aggressivi, né è stato accertato che negli ambiti della vita quotidiana sia in grado di porre in pericolo l’altrui incolumità».

Infine «non è pronosticabile che il custodito si renda nuovamente protagonista di ulteriori condotte criminose».

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