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Landini e i nuovi fascismi «Difendere la democrazia»

 Landini e i nuovi fascismi «Difendere la democrazia»

L’ex segretario Fiom ieri alle celebrazioni in ricordo dei 21 martiri di Cadè e Gaida «A Macerata un atto razzista e fascista. Bisogna reagire e scendere in piazza»

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REGGIO EMILIA. «Bisogna reagire. Bisogna tornare in piazza perché la democrazia va difesa attraverso la partecipazione e la libertà». Così l’ex segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, attualmente nella segreteria nazionale delle Cgil, commenta il raid razzista di Macerata, a margine delle celebrazioni in ricordo del 73esimo anniversario dell’eccidio di ventuno giovani vittime delle rappresaglie nazifasciste, avvenuto a Cadè e Gaida il 9 febbraio 1945.

Bella Ciao, l’inno di Mameli, il silenzio. Mentre la Filarmonica Città del Tricolore intona canti nazionali e partigiani, Landini ricorda i valori della Resistenza e della Liberazione, testimoniati anche dal sacrificio dei 21 martiri di Cadè e Gaida, non esitando a lanciare un appello a tornare nelle piazze contro ogni forma di fascismo e razzismo: «Quello che sta succedendo in questi ultimi mesi e quello che è successo a Macerata non va assolutamente sottovalutato – afferma Landini – È un atto di terrorismo razzista e fascista. Il fatto che sia stata lanciata dall’Anpi e da tutte le associazioni democratiche una grande manifestazione nazionale il 24 febbraio a Roma credo sia il modo di dire di no al fascismo».

Per l’ex segretario Fiom, «è il momento di rimettere al centro la difesa e l’applicazione della nostra Costituzione. Il punto è quello: rimettere al centro il lavoro, per unire socialmente le persone. Mi preoccupa la frantumazione sociale che si è determinata. Bisogna tornare ad unire le persone. Se c’è libertà nel nostro Paese è perché ci sono state la Resistenza al fascismo e la lotta di Liberazione. È un punto che non va rimosso: un elemento di memoria che va collegato alla giustizia sociale a e alla necessità di applicare e la nostra Costituzione. Davanti a tutti i fenomeni che stanno venendo avanti, compreso l’atto fascista e razzista di Macerata, occorre reagire e mobilitarsi. Per questo è importante la manifestazione nazionale del 24 febbraio: bisogna riempire Roma. Tutti i democratici e gli antifascisti scendano in piazza».

La cerimonia di commemorazione dei 21 martiri è cominciata intorno alle 10 nel piazzale della scuola a Cadè. È da qui che è partito il corteo, diretto al cippo della lapide di Gaida, dove sono state deposte delle corone di alloro. La commemorazione ufficiale, intorno alle 11, alla presenza delle autorità cittadine, del presidente dell’Anpi Parma, Aldo Montermini, e dello stesso Landini. Presenti anche i rappresentanti dei Comuni di Albinea, Casalgrande, Parma, Langhirano, Neviano degli Arduini, Noceto, Salsomaggiore e Traversetolo.

A ricordare i 21 martiri, anche il presidente provinciale dell’Anpi di Reggio, Ermete Fiaccadori: «Questi 21 giovani sono stati prelevati dalle carceri di Parma e dopo la fucilazione furono lasciati sulla neve per tre giorni, sfigurati dal passaggio dei mezzi, per fare vedere a tutti quale era la fine di chi sosteneva la lotta di Liberazione e i partigiani. Per questo li vogliamo ricordare con gratitudine rinnovare l’impegno per il quale furono trucidati». Fiaccadori ricorda che «fu una rappresaglia: questi 21 martiri non avevano a che fare con le vicende di Cadè, ma erano sospettati e per questo fucilati. I valori per i quali hanno combattuto sono attuali e le battaglie per le quali purtroppo sono morti devono esser portate avanti anche in questi giorni contro i pericoli dei nuovi fascismi».

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