«Non provo nessun astio contro di loro»
Dall’ospedale parla il 22enne Aldi Shpijati e commenta l’arresto dei rapper: «Ho agito d’istinto. Mi basta essere vivo»
SCANDIANO. «Hanno arrestato i due che mi hanno accoltellato? Mi fa piacere perché è giusto così, è una questione di giustizia. Ma non mi auguro nulla, non ho nessun astio nei loro confronti. Mi basta essere qui, vivo, a parlarne». Aldi Shpijati, 21enne albanese calciatore dell’Arcetana, è tuttora ricoverato nel reparto di chirurgia del Santa Maria Nuova. È in grado di alzarsi e di parlare, ha solo il braccio sinistro fasciato, sebbene sia ancora in prognosi riservata. «Il peggio è passato – afferma Aldi – Anche se non so per quanto dovrò restare ricoverato».
Dall’ospedale ha appreso dell’arresto dei due che domenica 4 febbraio lo hanno accoltellato nel parcheggio della stazione di Scandiano dopo un diverbio. Aldi ha raccontato di essere intervenuto in difesa di un amico e di essere stato colpito con tre coltellate all’addome, inferte con un’arma bianca. I carabinieri hanno sequestrato non molto lontano un coltello con una lama lunga 8,5 centimetri. In un primo tempo denunciati, i rapper Juri Margini, 20enne di Castelnovo Monti ma residente a Viano, ritenuto dagli investigatori l’autore materiale dell’accoltellamento, ed Emilio Finizio, nome d’arte Malacarne, 36enne di Sassuolo residente a Viano, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio e porto abusivo d’arma.
Aldi precisa che li conosceva «più di nome che di faccia». E, ripercorrendo quella serata, dichiara che lui era in compagnia di cinque amici, ragazzi e ragazze: prima erano andati alla discoteca Corallo e poi al bar a mangiare qualcosa. «I rapper non c’entravano nulla con l’accaduto. C’era stata una lite dieci minuti prima, per futili motivi – racconta – Quei due sono intervenuti provocando una seconda lite e mettendosi in mezzo con arroganza. Quando ho visto il mio amico marocchino messo a spalle al muro, con un coltello puntato alla gola, l’ho difeso. E loro se la sono presa con me».
Subito dopo l’accaduto, il papà di Aldi lo ha definito un eroe, perché ha rischiato per difendere l’amico. «No, ho agito d’istinto, ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque altro. I veri eroi sono stati i medici del Santa Maria Nuova che mi hanno salvato la vita con l’operazione. Voglio ringraziarli pubblicamente».
Nell’immediatezza dei fatti, Aldi non si è reso conto della gravità delle ferite. «Eravamo a 200 metri dal pronto soccorso di Scandiano: ci sono andato a piedi, sorretto dai miei amici. Avevo le mani insanguinate e vedevo della materia uscire dallo stomaco, ma lì per lì ho pensato: mi danno due punti di sutura e torno a giocare a calcio (l’Arcetana è scesa in campo proprio ieri, ndr). Solo in seguito i medici mi hanno detto che erano stati coinvolti organi vitali, soprattutto i polmoni, e che avrei potuto morire. Sono stato sotto i ferri per ore».
In questa settimana di ricovero, tanti amici e compagni di squadra sono venuti a fargli visita. «È stata una dura prova anche per la mia famiglia. Una brutta esperienza, che ti cambia. La prossima volta che mi troverò in un frangente del genere, starò più attento» confida.
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