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Il Tar dell’Umbria riaccende le speranze per il punto nascite

Il Tar dell’Umbria riaccende le speranze per il punto nascite

Castelnovo: sentenza impone di riaprire il pronto soccorso  di Città della Pieve perché l’altro ospedale è troppo lontano

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CASTELNOVO MONTI. I comitati che si battono per la riapertura del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna – e anche gli altri attivi per i servizi, ugualmente chiusi, di Pavullo nel Frignano (Modena) e Borgo Val di Taro (Parma) – guardano con grande attenzione a quanto sta avvenendo e potrà avvenire in Umbria, a Montegabbione, in provincia di Terni. Ad aver sollevato questa attenzione, arrivata a livello nazionale, è stata una sentenza del Tar dell’Umbria inerente la chiusura del pronto soccorso di Città della Pieve; una sentenza che ne ha disposto la riapertura indicandolo come servizio essenziale.

Un pronunciamento che, all’apparenza, potrebbe alimentare le speranze dei comitati, ma che va valutato attentamente, perché il quadro è oggettivamente molto diverso.

I comitati dell’Appennino reggiano – Salviamo le Cicogne e Di.Na.Mo – stanno seguendo e valutando con attenzione la sentenza, specialmente il secondo, che aveva già chiesto all’amministrazione comunale di appellarsi alla magistratura per chiedere la riapertura del servizio castelnoves e ha attivato collaborazioni con alcuni legali, che hanno dato la propria disponibilità a sostenerne l’azione.

Ma nel dettaglio cosa ha affermato il Tar umbro? Si è espresso accogliendo parzialmente il ricorso del sindaco di Montegabbione e disponendo la riapertura del pronto soccorso di Città della Pieve. La prima differenza è che nel caso umbro si parla di un pronto soccorso e non di un servizio di punto nascite; la seconda è che il provvedimento del Tar in questo caso è arrivato nell’ambito di una operazione più ampia, con la quale è stato chiuso un intero ospedale, e tra l’altro su questo aspetto il ricorso, che ne chiedeva in sostanza il mantenimento complessivo, è stata respinta, confermando sostanzialmente la chiusura. Il Tar ha quindi imposto il mantenimento di un presidio di emergenza, una struttura che operi anche in assenza di reparti ospedalieri.

Sono comunque interessanti le motivazioni indicate dal Tar, che sono molto vicine alle basi su cui venne presentata la richiesta di deroga alla commissione nascita nazionale per il punto nascite del Sant’Anna di Castelnovo Monti, poi respinta, con conseguente chiusura. La sentenza afferma che è illegittima la delibera del direttore generale di una azienda sanitaria locale, in quanto il servizio di pronto soccorso «deve rispondere ad un esigenza irriducibile del diritto alla salute, affermato dalla Corte costituzionale, ed è, per la sua stessa natura, insopprimibile, nonché insuscettibile di essere compresso o ridotto in forza di qualunque altra esigenza politico-amministrativa, tantomeno di carattere finanziario. Non si può imporre ai cittadini di aumentare i tempi di percorrenza per raggiungere un altro pronto soccorso, che vadano oltre i 60 minuti (andata e ritorno) come da normativa. La soppressione del pronto soccorso da parte della Asl è ancora più grave, dal momento che Città della Pieve è riconosciuta come area disagiata, per le condizioni oro-geografiche».

Una differenza innegabile e oggettiva con il caso del Sant’Anna è comunque la natura di base del servizio, visto che pronto soccorso e punto nascite sono tipologie ben diverse. Ma sotto la lente di ingrandimento dei comitati ci sono i riferimenti ai tempi di percorrenza e al disagio oro-geografico, che sicuramente sono elementi che si riscontrano anche nel caso dei punti nascita appenninici.

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