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«Mafia, la scuola di Brescello è indifferente»

«Mafia, la scuola di Brescello è indifferente»

Il Gruppo di discontinuità si dice «sconcertato per il modo in cui la dirigente tratta l’argomento»

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BRESCELLO. Prosegue il botta e risposta tra il Gruppo di discontinuità di Brescello e la dirigente dell’istituto comprensivo di Poviglio- Brescello, Elisabetta Mangi. A seguito delle osservazioni del Gruppo – che chiedeva se e in che modo sono stati trattati con i ragazzi i temi che hanno portato Brescello a essere il primo Comune in regione commissariato per mafia – la dirigente ha risposto. Ma le sue istanze non sono state accolte con favore dai promotori del Gruppo, che a tal proposito si dice deluso e amareggiato.

«Le abbiamo scritto una prima lettera – spiega il Gruppo di discontinuità – chiedendo quali progetti fossero attivi o si intendessero attivare affinché i bambini e i ragazzi che frequentano le scuole locali fossero correttamente informati su ciò che è avvenuto nel loro paese, mantenendo quindi viva la lotta alle mafie, usando la parola “mafia” e non solo la generica parola “legalità”. La risposta ricevuta è stata una brevissima “non risposta”, e le abbiamo quindi scritto una seconda volta al fine di comprendere la sua reale posizione. La seconda risposta è finalmente arrivata e abbiamo compreso perfettamente che le scuole di Brescello non hanno nessuna intenzione di affrontare “direttamente” il tema mafia, e ancora meno di discutere su ciò che è avvenuto». Il Gruppo chiede alla dirigente perché la scuola non abbia partecipato a progetti o concorsi sul tema delle mafie e perché il tema dello scioglimento non sia stato affrontato, e aggiunge: «Ci ha sconcertato la semplicità con la quale lei tratta il tema della mafia, sostenendo che la sua scuola “fa lotta alla mafia ogni giorno scegliendo, nelle difficoltà della convivenza, la via dell’onestà e della giustizia”. Sarebbe curioso che la scuola scegliesse il contrario. Ci elenca poi l’attività che portate avanti come educazione alla legalità e alla cittadinanza consapevole insegnando a “leggere e scrivere, ad accogliere con rispetto l’altro, a preservare l’ambiente, ad andare per strada da buon pedone e buon ciclista, a rispettare l’autorità, ad osservare con occhio critico la realtà che ci circonda, ad usare le nuove tecnologie, ad ascoltare, a sostenere la giustizia, a considerare il valore della memoria e molto altro ancora”. A noi sembra che le attività didattiche che ci ha elencato rappresentino il minimo sindacale». «La scuola di Brescello – conclude il Gruppo – con la sua posizione si colloca dalla parte dell’indifferenza e dell’oblio rispetto agli avvenimenti di oggi, forse in attesa che diventino storia».

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