«Sono sconvolto, ecco cosa è successo»
Interrogato dal gip, Juri Margini si è difeso dall’accusa di tentato omicidio: «Sono addolorato per tutta questa vicenda»
SCANDIANO . «Sono addolorato per tutta questa vicenda». Juri Margini ha parlato per un’ora e mezza ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare Giovanni Ghini. Ha risposto a tutte le domande, alzandosi in piedi, mimando lo scontro avvenuto poco prima dell’alba di domenica scorsa, quando è stato accoltellato a Scandiano il 22enne di origine albanese Aldi Shpijati. Aggressione per la quale Margini – 20 anni, originario di Castelnovo Monti e residente a Viano – è accusato di tentato omicidio assieme Emilio Finizio, rapper, conosciuto con il nome d’arte Malacarne, 36enne originario di Sassuolo e residente a Viano. Quest’ultimo sarà interrogato oggi nel carcere Marassi di Genova. Margini è considerato dalla procura l’autore materiale dell’accoltellamento, per il quale aveva già respinto l’accusa quando si era presentato in caserma dai carabinieri a poche ore dalla lite con il giovane albanese, bomber dell’Arcetana. Il calciatore è stato accoltellato all’addome a seguito di un diverbio scoppiato nel piazzale nei pressi della stazione ferroviaria. Cinque giorni dopo il fatto sono scattate le manette su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Angela Baraldi dopo la richiesta del pubblico ministero Giulia Stignani, che ha indagato i due rapper reggiani. Margini si è reso conto di tutto quello che è successo quella notte, ricostruita nei dettagli al giudice, affermando di essere sconvolto al solo pensiero che Shpijati avrebbe potuto anche morire. Ma si è difeso, senza sottrarsi alle domande del gip, parlando accanto al suo avvocato Antonio Sarzi Amadè, secondo il quale c’è abbastanza materiale per ritenere che le indagini non debbano considerarsi esaurite. La procura ha raccolto indizi tali da poter giungere all’ordinanza d’arresto diversi giorni dopo l’aggressione. I carabinieri di Scandiano hanno lavorato in collaborazione con l’Aliquota operativa di Reggio Emilia per tentare di risolvere l’episodio in seguito al quale il calciatore ha rischiato di morire, salvato da due delicati interventi chirurgici all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio. Durante le indagini sarebbero state decisive prima di tutto le dichiarazioni degli amici presenti durante l’aggressione al calciatore. I testimoni hanno detto che la lite era scattata per futili motivi. Shpijati era assieme alla compagnia della fidanzata e con altri amici, sulla via del ritorno a casa dopo aver passato al serata nella discoteca Corallo. L’incontro con i due rapper è avvenuto casualmente, in un posto dove si radunano spesso i giovani dopo la discoteca, in una zona servita dai bar che preparano le colazioni. Il calciatore sarebbe intervenuto in soccorso di un amico marocchino, minacciato con il coltello puntato alla gola. Per difendere l’amico ha rimediato però tre coltellate all’addome con un coltello con una lama lunga 8,5 centimetri. L’arma è stato poi ritrovata in un campo vicino alla stazione, con ancora tracce di sangue sulla lama, che potrebbero rappresentare un indizio importante per le indagini affidate ai carabinieri.
Enrico Lorenzo Tidona
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