«Sui lavoratori i deficit gestionali e politici»
Carpineti: Cisl e Uil all’attacco sulla Asp Don Cavalletti. Scontro tra il sindaco Borghi e Tirelli del Pd
CARPINETI. Accuse reciproche e richieste di passi indietro. Continua a far discutere – e con toni caldi – il futuro dell’Asp Don Cavalletti di Carpineti, l’azienda di servizi alla persona che gestisce la casa protetta di Poiago e i servizi domiciliari in una ampia fetta di montagna reggiana.
I proprietari dell’Asp sono i Comuni appenninici, che dopo anni di bilancio in passivo hanno deciso di valutare soluzioni per ridurre le perdite, particolarmente alte per il Comune di Carpineti. La strada che garantisce il maggior risparmio è quella che prevede la gestione diretta dei servizi a cooperative di settore, percorso già parzialmente intrapreso: da anni il centro diurno della casa di riposo è infatti affidato a una cooperativa. La scelta non garba ai dipendenti rimasti, che temono conseguenze sui contratti, e ai sindacati.
Dopo mesi di mobilitazioni e di tensioni, la settimana scorsa è intervenuta la Cgil, e ora tocca alla Cisl calcare ulteriormente la mano: «Adesso basta. Si scaricano sui lavoratori i deficit gestionali e politici della conduzione. Va detta una parola chiara», attaccano Luca Ferri, coordinatore Cisl Emilia Centrale della Montagna reggiana, Cristian Villani, dirigente Cisl Fp, e Mauro Chiarini, segretario Uil Flp Reggio Emilia e Modena. I toni sono secchi: «La questione della non sostenibilità è prettamente organizzativa e sembra che i nostri amministratori, invece di farsene carico, vogliano scaricare le problematiche delle loro comunità e delegarle al privato, perdendo quel ruolo di spinta nelle comunità e riducendosi a meri controllori se non spettatori dei problemi complessi», è l’accusa. Su certi temi, «la presenza del pubblico è un presidio fondamentale a tutela della qualità e della vicinanza di certi servizi. E se l’approdo fosse l’esternalizzazione al privato, allora vorrebbe dire che il problema è legato solo ai livelli economici degli stipendi dei lavoratori, ai diversi costi delle malattie e dei congedi e ad una parte della tassazione».
Nei giorni scorsi anche il coordinatore del Pd montano Guido Tirelli aveva criticato l’amministrazione comunale sui “ritardi”. A oggi, sostiene Tirelli, il sindaco Tiziano Borghi «non è nelle condizioni di dire nulla di definitivo rispetto alla sostenibilità economica del Don Cavalletti. Non c’è un progetto che definisca urgenza e costi dei lavori di adeguamento strutturale in Asp». E sui lavoratori: «Borghi promette che non si perderanno posti di lavoro e assicura che il Comune integrerà gli stipendi, essendo il contratto del privato peggiorativo. Questa però è la promessa di un sindaco ad un anno dal voto e lo stesso Borghi ha dovuto ammettere che non può dare nessun tipo di assicurazione per gli anni a venire».
La replica del sindaco è altrettanto secca: «Oltre quindici anni fa, per motivi di sopravvivenza dell’istituto, l’amministrazione di Carpineti di cui Tirelli faceva parte, privatizzò metà gestione. Secondo Tirelli la scelta fu ovviamente giusta perché compiuta da lui, mentre oggi non lo sarebbe più perché il sindaco di Carpineti non è espressione del Pd». Le perdite sono proseguite: «Negli ultimi 10 anni, mentre la parte a gestione privata si è sempre autosostenuta, quella pubblica ha prodotto un disavanzo di circa 100mila euro ogni anno, ripianato dai sette Comuni del distretto della montagna di cui l’Asp Don Cavalletti fa parte».
Ora mancano le risorse e l’eventuale privatizzazione passerà dal voto dei Comuni, dove il Pd è maggioranza: «Se veramente Tirelli è autorevole nel suo partito, per il futuro del Don Cavalletti non se la deve prendere con il voto di Carpineti. È sufficiente che convinca i sindaci dell’Unione che si riconoscono in lui a votare la scelta da lui voluta e la cosa sarà fatta».(adr.ar.)
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