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I cittadini contro l’allevamento «Così si affonda il turismo»

I cittadini contro l’allevamento «Così si affonda il turismo»

VIANO. «Come abitanti siamo sconcertati e perplessi, l’amministrazione ha chiuso ogni discussione senza ascoltarci».Non lascia certo felici gli abitanti di Casola Querciola e di Ca’ Bertacchi, la...

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VIANO. «Come abitanti siamo sconcertati e perplessi, l’amministrazione ha chiuso ogni discussione senza ascoltarci».

Non lascia certo felici gli abitanti di Casola Querciola e di Ca’ Bertacchi, la decisione ratificata sabato scorso dal consiglio comunale di Viano: un via libera formale alla costruzione di una grande stalla di circa 5.500 metri quadrati, a cui aggiungere altri 650 metri quadrati scarsi per servizi agricoli, che servirà per due nuovi stabilimenti in cui verranno allevati 440 bovini. Si tratta di due nuove imprese intestate a componenti della famiglia Ferrarini, che in zona ha già altre strutture. Su un altro impianto della zona, al confine con Vezzano, è in corso un ricorso al Tar e da tempo gli abitanti – riuniti nell’associazione Casolaviva – hanno espresso pubblicamente la loro contrarietà al progetto, preoccupati dell’impatto ambientale che potrebbero provocare l’allevamento e il conseguente passaggio di mezzi pesanti su una strada molto stretta. Sabato la maggioranza civica e la minoranza Pd hanno votato a favore del progetto, l’unico a esprimere parere contrario è stato Marco Dallari di “Noi per Viano”. Ad assistere alla discussione c’erano anche tanti residenti di Casola e Casa Bertacchi, amareggiati dall’esito del consiglio.

«Siamo sconcertati», raccontano. «C’è ancora un ricorso pendente al Tar proprio su questioni interpretative del piano regolatore di Viano, con questo progetto c’è un ampliamento del 300% della cubature in loco, e il Comune ha tirato dritto?», aggiungono. «La voce dei cittadini è rimasta isolata, è stata inserita qualche miglioria che non risolve nessuna delle problematiche da noi segnalate, rimane una soluzione impattante per un territorio come il nostro», è la mesta riflessione. E ora? Ci sarà margine per ricucire? «Non crediamo, abbiamo provato un approccio diverso in questi mesi, abbiamo parlato anche con i legali per trovare un accordo che riducesse la cubatura e il numero dei capi allevati. È soprattutto il numero dei capi che incide: con così tanti bovini ci sarà un impatto sull’ambiente e sul territorio. E non solo sul paesaggio, come sembra creda l’amministrazione: hanno spostato il progetto di 100 metri e per loro è tutto risolto, ma non è così».

Per gli abitanti «è anche una questione di infrastrutture, c’è una strada sola e stretta, bastano due auto per avere problemi, e ora ci sarà un allevamento di 430 capi con passaggio di camion per foraggi, mangimi. Senza scordare che 200 metri più in là, formalmente in comune di Vezzano, c’è un’altra azienda agricola dei Ferrarini con 220 bovini». I timori sono tanti: «Un intervento del genere in una delle zone più belle del primo Appennino affonderebbe il turismo. E non capiamo, oltre all’atteggiamento di chiusura, anche la fretta con cui ci si è mossi. Il Comune dovrebbe pensare anche alle esigenze degli abitanti, non solo delle aziende». (adr.ar.)

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