A “Rimborsopoli” l’ex segretaria di Umberto Bossi
REGGIO EMILIA. «Gli scontrini, anche se non intestati, venivano accettati e rimborsati dal partito: funzionava così all’epoca e funziona così ancor oggi». Nadia Dagrada – ex segretaria di Umberto...
REGGIO EMILIA. «Gli scontrini, anche se non intestati, venivano accettati e rimborsati dal partito: funzionava così all’epoca e funziona così ancor oggi». Nadia Dagrada – ex segretaria di Umberto Bossi e contabile del Carroccio, già nota alla cronache per i guai giudiziari del Senatur e dei figli – è stata la prima, e forse l’ultima, figura di caratura nazionale della Lega Nord chiamata alla sbarra per il “rimborsopoli”.
Si tratta del processo sulle irregolarità nei rimborsi del Carroccio, che ha per oggetto il denaro erogato dal 2009 al 2012 per missioni politiche, con pezze giustificative mancanti o incomplete. Un procedimento dall’iter travagliato, che tra prescrizioni e cambi di giudice ha via via perso i pezzi, sgretolandosi in una corsa contro il tempo: dagli iniziali 48 imputati a 16, da una somma contestata di 250mila euro a 50mila euro. Gli accusati di appropriazione indebita rimasti sono: Daniel Barigazzi e il padre tesoriere Gianfranco Barigazzi di Parma (il tesoriere), Federica Boccaletti, Nadia Monticelli di Reggio, Giovanni Tombolato, Aldo Manfredini, Cristian Morselli, Marco Canavese, Medardo Zanetti, Matteo Bulgarelli di Reggio, Antonio Vizzaccaro, Fabio Rainieri di Parma, Angelo Alessandri, Rita Casula, Franco Spadoni (deceduto) e Fabio Ferrari di Scandiano.
Ieri Nadia Dagrada, all’inizio indagata nella stessa indagine (in seguito la sua posizione è stata stralciata), ha deposto tra i testi della difesa (avvocati Gianluca Vinci, Matteo Iotti e Libero D’Incecco).
Una deposizione durata oltre un’ora, durante la quale Dagrada, incalzata dal pm Stefania Pigozzi, ha spiegato come funzionava la contabilità del partito. Nella segreteria di Milano le richieste di rimborso arrivavano con due modalità, entrambe esaudite: sia le spese con pezze giustificative, attraverso dei moduli compilati e inseriti a computer (ogni tre mesi veniva fatta una verifica sulle pezze, per far quadrare i conti); sia gli scontrini non intestati, quelli per i quali l’accusa contesta l’appropriazione indebita. Ha poi deposto un altro ex indagato, Giovanni Cavicchi, consigliere comunale di Ferrara all’epoca segretario provinciale.
Il giudice Sarah Iusto ha rinviato al 14 marzo, quando saranno ascoltati i testi delle difese di Angelo Alessandri, reggiano residente a Roma da quando è uscito dalla Lega, e Antonio Vizzaccaro di Frosinone.
Ambra Prati
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