Il marito violento nega ogni addebito
Gattatico: interrogatorio in carcere per il 37enne accusato di aver pestato la moglie davanti ai figli
GATTATICO. Ha negato di aver picchiato la moglie davanti ai figli, parlando di una lite dovuta a problemi economici e culminata in uno spintone contro il muro che avrebbe provocato le ferite. Così come ha negato di averla minacciata davanti ai carabinieri, sostenendo che parla pochissimo l’italiano e che quindi, semmai, avrebbe pronunciato la frase («anche se mi mandi in carcere, quando esco ti uccido») in arabo. Questa la versione del 37enne residente a Gattatico arrestato per i reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce.
Ieri nel carcere della Pulce si è svolto l’interrogatorio di garanzia a carico del 37enne, che, difeso dall’avvocato Giancarlo Pasquale, ha risposto alle domande, tramite il supporto di un traduttore. Il pm Stefania Pigozzi ha chiesto la custodia cautelare in carcere, il difensore la remissione in libertà: il Gip Giovanni Ghini si è riservato di decidere. Nel frattempo gli atti dovranno essere tradotti in arabo.
La vicenda risale alla sera di lunedì scorso, quando i carabinieri di Gattatico erano intervenuti in un’abitazione privata per quella che inizialmente pareva una lite in famiglia. Si trattava il realtà di un grave episodio di violenza nato da un motivo futile: una stufa elettrica in camera. La moglie era stata colpita ripetutamente con una serie di schiaffi al volto, prima che il marito le stringesse con forza il collo rischiando di strangolarla: la donna era poi riuscita a liberarsi gettando a terra uno specchio dell’androne. Il tutto davanti ai bambini, che avevano assistito in lacrime alle botte. La moglie era scappata dalla vicina di casa, che aveva allertato il 112. La donna, con il volto tumefatto (6 giorni di prognosi), aveva sostenuto che quell’episodio non sarebbe stato l’unico: lei non aveva mai denunciato per paura. (am.p.)
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