Minacciata una donna ogni due giorni
A Reggio Emilia sono stati 148 i reati di genere in tutto il 2017. Il questore: «Dobbiamo puntare all’educazione degli uomini»
REGGIO EMILIA. Nella sola città di Reggio Emilia ogni due giorni una donna viene minacciata o è costretta a subire atti persecutori. Sono i numeri che emergono dalle denunce fatte alla questura reggiana in tutto il 2017 ma è facile supporre che, in realtà, i dati siano drammaticamente più alti. Gli ostacoli psicologici, la sensazione di solitudine e la violenza fisica e mentale che subiscono le madri, le figlie o le fidanzate vessate dagli uomini spesso rendono molto difficile per le vittime chiedere aiuto. Ed è per questo che, ieri mattina, le poliziotte reggiane supportate da alcuni psicologi hanno presidiato piazza Prampolini, fermando e parlando con tutte. Per tendere una mano, nel giorno dedicato all’amore, a coloro che l’amore vero non lo hanno mai conosciuto: «Voi non siete sole».
Un’iniziativa attuata nell’ultimo trimestre dalle questure di tutte le province italiane che con camper, pullman, gazebo e momenti d’incontro hanno cercato di rompere l’isolamento e il dolore delle vittime di violenza, offrendo il supporto di un’equipe di operatori specializzati. Da quando è partita la campagna sono state contattate oltre 18.500 persone, in maggioranza donne, in tutta Italia e anche a Reggio c’è stata una buona risposta da parte della cittadinanza. Tanto che, dopo un’ora dall’allestimento del banchetto in piazza, erano già diverse le ragazze che avevano rivelato alle poliziotte episodi di maltrattamenti o minacce, chiedendo aiuto.
In questi casi il primo passo, ci viene spiegato dalle operatrici sul posto, è instaurare un rapporto di fiducia con le vittime. Squarciare, appunto, quel pesante velo di solitudine che le avvolge e convincerle a sporgere denuncia e a rivolgersi alle forze dell’ordine.
Un lavoro, quello degli uffici specializzati della questura, che non si esaurisce certo con la giornata di ieri ma che prosegue con costanza per tutto l’anno, grazie anche alla collaborazione con le associazioni reggiane come “Non da sola”. Tanto che, seppur i numeri restino preoccupanti, in un anno si sono registrati dei cali in queste tipologie di crimini.
Le denunce per maltrattamenti in famiglia, ad esempio, sono passate dalle 21 del 2016 alle 20 del 2017 mentre, per quanto riguarda le minacce e gli atti persecutori veri e propri, dalle 193 del 2016 si è passati alle 148 dello scorso anno. Dati che segnano un trend positivo che tuttavia «non può bastarci, dobbiamo impegnarci ancora».
Parole del questore Antonio Sbordone che ieri, assieme al prefetto Maria Grazia Forte, ha voluto salutare e ringraziare le poliziotte impegnate in piazza. «Sono purtroppo drammi quotidiani – ha spiegato – anche se la sensibilità è maggiore. Si deve però insistere con il lavoro sugli uomini che, spesso, crescono con dei modelli sbagliati. E in questo senso è importante cominciare con l’educazione già in età scolastica, per insegnare il rispetto per la donna».
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