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Reggio Emilia, la campagna è low-cost e senza volti dei candidati

Reggio Emilia, la campagna è low-cost e senza volti dei candidati

Gli spazi sono stati assegnati, ma i manifesti elettorali si vedono con il contagocce. Finora spuntano soprattutto i simboli, in linea con l’assenza delle preferenze

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REGGIO EMILIA. Manifesti elettorali? Per il momento non pervenuti. E gli spazi allestiti in città, secondo quanto previsto dalle norme elettorali, finora sono solo lamiere esposte al sole, al freddo o alle intemperie, a seconda della giornata.

Una campagna elettorale che sembra partita con un profilo piuttosto basso rispetto al passato. Oppure lanciata in modalità low-cost, in linea non tanto con una rinnovata sobrietà politica, quanto piuttosto con le più recenti normative in materia di finanziamenti pubblici ai partiti, che hanno sancito l’estinzione definitiva dei rimborsi elettorali e la sopravvivenza dei soli contributi del 2 per mille. I conti dei partiti, insomma, sono in rosso.

E così a campeggiare in città ci sono soprattutto spazi ancora bianchi, a denotare l’assenza di quei manifesti che tradizionalmente deturpavano muri e lampioni fino all’inverosimile, spesso con affissioni anche dove non consentite.

L’assegnazione degli spazi è avvenuta già da qualche giorno. Ma finora in pochissimi si sono armati di carta e colla. Da Casapound hanno eliminato il problema alla radice: nessun manifesto, ma solo un mega-timbro, con tanto di X per sbarrare il simbolo.

E l’immancabile insulto lasciato a ruota da qualche anarchico di passaggio. Fra i pochi manifesti che si vedono in giro, inoltre, spunta anche un’altra particolarità. Quale? Largo spazio ai simboli di partito. Pochi – o meglio pochissimi – i volti dei candidati. Effetto della legge elettorale, che per i collegi plurinominali non prevede preferenze.

E con i partiti che, anche di fronte alla presenza degli uninominali, invitano a votare il simbolo piuttosto che il nome del candidato, in modo da prendere due piccioni con una fava. È uno degli infernali meccanismi del Rosatellum, che estende anche al candidato dell’uninominale il voto espresso alla lista del plurinominale. Persino il ministro Graziano Delrio appare su carta leggermente ingrigita, quasi un segnale di una campagna che stenta a decollare e che, fra gli elettori, lascia poco spazio a colori e passioni. (e.spa.)
 

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