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Asp Don Cavalletti privatizzata dipendenti in stato di agitazione

di Adriano Arati
Asp Don Cavalletti privatizzata dipendenti in stato di agitazione

Carpineti, a proclamarlo sono stati i sindacati Cgil, Cisl e Uil dopo l’acceso dibattito degli ultimi giorni «Comune irrispettoso nei confronti dei lavoratori, la scelta è stata fatta senza alcuna condivisione»

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CARPINETI. È ancora stato di agitazione all’Asp Don Cavalletti, l’azienda di servizi alla persona costituita dai Comuni da cui dipendono la casa di riposo di Poiago di Carpineti e i servizi domiciliari in una vasta fetta di montagna reggiana.

Le sigle della funzione pubblica dei sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato formalmente lo stato di agitazione contro «la volontà dell’amministrazione di Carpineti di dare corso alla privatizzazione dell’istituto». Il tema è quello che agita parecchio le acque da mesi, il progetto di esternalizzare tutti i servizi dell’Asp a una cooperativa in un’ottica di riduzione dei costi.

In questi anni il Don Cavalletti ha avuto passivi di bilancio piuttosto pesanti, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro e i soci stanno valutando l’opzione di un passaggio all’esterno, così da ridurre le spese vive, particolarmente gravose principalmente per il Comune di Carpineti. Ad oggi il centro diurno e metà della casa di residenza anziani sono gestite da una cooperativa e l’idea è quella di ampliare il discorso. Un percorso che ha generato la contrarietà secca dei dipendenti, preoccupati per i loro contratti, e dei sindacati.

Già in autunno si era arrivati allo stato di agitazione, oggi riproposto assieme alla richiesta di rapido ripristino del «tavolo presso l’Unione Montana per continuare la discussione, avviata a suo tempo, sull’organizzazione dell’istituto». Un luogo di confronto a loro dire venuto meno: «Nell’incontro che si è tenuto il 1° febbraio alla sede dell’Unione Montana, il presidente dell’Unione stessa, in rappresentanza di tutti gli amministratori del territorio, ha confermato la decisione di esternalizzare i servizi attualmente gestiti in Asp alla cooperazione sociale», spiegano i sindacati. Per Cgil, Cisl e Uil, la scelta «viene meno ai precedenti impegni di mantenere aperto un tavolo tecnico distrettuale per verificare la sostenibilità della Don Cavalletti a gestione pubblica e di adoperarsi per ricercare tutte le soluzioni che permettano di traguardare un percorso condiviso, prima di assumere qualsiasi decisione sul futuro della Struttura; ultimo baluardo pubblico del socio assistenziale nel distretto montano». Non solo: «Anche l’idea stessa di esternalizzare il servizio di assistenza domiciliare (Sad), ora gestito direttamente in Asp, va nella direzione opposta a una logica di confronto», aggiungono.

Per i sindacati si tratta di un «comportamento di netta chiusura», definito «irrispettoso nei confronti dei lavoratori e delle loro rappresentanze», oltre che «nemmeno coerente con ciò che era stato concordato tra le parti in sede di conciliazione presso la Prefettura di Reggio Emilia e nell’incontro tenutosi in Provincia come sede di conferenza territoriale socio-sanitaria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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