«Noi precarie della scuola penalizzate»
Il paradosso delle ausiliarie a tempo: «Troppo “giovani” e poco povere, l’esperienza non conta nulla»
REGGIO EMILIA. «Io lavoro già per l’Istituzione nidi e scuole d’infanzia: sono una precaria, nonostante la laurea. Ma ho 39 anni, sono troppo “giovane” per il concorso e soprattutto il fatto di avere un’occupazione, anche se saltuaria, mi toglierà 5 punti preziosi. La mia esperienza non conta nulla. Noi precari resteremo tali».
Maria Ferrazzo ieri era tra i candidati del concorsone, con un atteggiamento già scoraggiato in partenza. Pur facendo parte del personale ausiliario dei servizi scolastici, Maria sa che il concorsone è tutt’altro che una strada per la stabilizzazione, anzi.
«Ho svolto più contratti a tempo determinato per l’Istituzione. In pochi anni ho visto 40 scuole: qualche giorno qui, uan settimana là – prosegue Maria – Ora sto sostituendo una malattia, che è già buona grazia rispetto ai pochi giorni che mi sono capitati in passato. Il problema è che gli occupati, secondo quanto ci hanno spiegato sui parametri, sono penalizzati: nella graduatoria temporanea non saremo di sicuro ai primi posti. Chi ha più di 50 anni, un reddito al limite dell’indigenza e nessuna esperienza in questo campo ci precederà». Nonostante Maria, proveniente dal Meridione ma da anni residente nel Reggiano, abbia una laurea in tasca. «Sì, sono laureata in storia e filosofia. Ma non serve a niente, devo mantenere la famiglia».
In sua compagnia c’è Monica Fiordaliso, 49 anni, anche lei collaboratrice precaria dei servizi scolastici, parecchio arrabbiata perché, per un solo anno, si perderà i 6 punti attribuiti agli over 50enni. «Mi chiedo che senso abbia assumere personale di una certa età per un lavoro non proprio leggero. Io sono addetta alla cucina: è pesante fisicamente. Andrà a finire che ci chiameranno a tempo determinato per sostituire gli assunti fissi, che saranno assenti per malattia, come già accade – commenta Monica – Se il metro di giudizio è questo, io dico che non è giusto». Monica ha una necessità inderogabile di lavorare: «Sono separata e con tre figli. Non solo ho bisogno di lavorare, ma lo so fare e mi ci impegno molto: eppure vedrò passarmi davanti disabili o ex militari che non hanno mai fatto questo lavoro».
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